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Elezioni: il conto dei Dem è in... rosso. ‘Bruciati’ 3 mila voti delle Regionali

Paita si consola: "L’arco delle forze a sinistra supera il 50 per cento"

di ANNA PUCCI
Ultimo aggiornamento il 12 giugno 2017 alle 21:56
Paolo Manfredini al voto (foto Frascatore)

La Spezia, 13 giugno 2017 – Il dato più significativo che emerge dal voto ai partiti, è la batosta subita dal Pd, sia in termini di percentuale che di voti assoluti rispetto alle comunali del 2012 ma anche rispetto alle regionali del 2015. Il partito si attesta al 15,3%: aveva il 27,2 nel 2012 ed ebbe il 30% alle regioali con 8821 voti ridotti, oggi, a 5.819. Svaniti nel nulla, in due anni, tremila elettori. La classe dirigente del Pd che cosa ha da dire?

La prima a rispondere è la capogruppo in Regione, Raffaella Paita.

Manfredini viene costretto al ballottaggio sopravanzato di 7 punti da Peracchini. Delusa dal risultato? Avete scelto male il candidato?

"La confusione e il numero delle liste dentro il perimetro della sinistra potevano farci correre il rischio di non raggiungere il ballottaggio. Invece abbiamo centrato l’obiettivo. Siamo sotto di 7 punti, ma l'arco delle forze che guardano a sinistra e il popolo che ha scelto candidati e liste di sinistra è intorno al 50%. Aggiungo che la destra ha ottenuto gli stessi consensi di sempre. Toccherà a Paolo Manfredini, adesso, interloquire al meglio con tutti in città. Manfredini e Peracchini hanno avuto un risultato personale omogeneo alla coalizione. Non c’è scollamento".

Il Pd resta a malapena il primo partito tallonato dalla Lista Toti ma precipita al 15% perdendo 3mila voti rispetto alle regionali. Di chi è, nella classe dirigente del partito, la responsabilità?

"C’erano 744 candidati nelle liste e 12 aspiranti sindaco. Il Pd ha ottenuto un risultato basso e ciò merita una riflessione. Ma rimane il primo partito, nonostante in questa prima tornata elettorale sia il centrodestra a prevalere. Semmai voglio mettere in risalto che la Lega Nord, a destra, sta prendendo sempre più campo: altro che moderati!".

Il risultato è anche una bocciatura del lavoro della giunta uscente?

"Manfredini si è candidato per aprire una fase nuova, non per fare le stesse cose di prima. E poi di cosa parliamo? Toti ha perso 20mila posti di lavoro nel primo trimestre del 2017! Soprattutto a discapito delle donne e dei giovani. Cambiare significa fare un salto nel buio e scegliere la destra, che sta facendo precipitare la Regione Liguria".

Il ballottaggio: a chi chiederete il voto e in cambio di che cosa? Forcieri? Melley? Ruggia? Lombardi?

"Sarà il nostro candidato, come naturale, a guidare questa fase. Cercheremo col massimo impegno di allargare il centrosinistra sulla base di un confronto sui temi e sui progetti. Nessuno scambio, ma la costruzione di un’unità programmatica per il futuro della città. Manfredini è la persona giusta per trovare questa sintesi positiva".

Nella lista Pd i più votati sono orlandiani e benifeiani. È la sconfitta interna dei renziani e di Paita?

"Guardi, tra i primi arrivati ci sono tanti amici e compagni capaci. Sono felice per tutti loro. Desidero poi ringraziare Federica Pecunia, che è stata eletta, perché ha messo al primo posto il suo ruolo di segretaria, rispetto a quello di candidata".

A domande analoghe, il ministro Andrea Orlando risponde con un’unica secca dichiarazione: "Non è il momento per questa discussione. Adesso dobbiamo dare un grande segnale di umiltà, raccogliere la domanda di cambiamento che viene dal voto, riunire tutto il centro sinistra civico e politico sulla base di un progetto condiviso e non solo facendo leva sull’appello a battere la destra. Manfredini deve essere il protagonista di questa fase, assicuro a lui il massimo impegno per contribuire alla ricostruzione e per vincere al ballottaggio".

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