La Spezia, 9 settembre 2018 - “Questo premio fa sempre piacere e, come ho detto anche durante la consegna, maggior piacere è continuare a parlare di teatro in un momento in cui occupa lo spazio di una goccia in un secchio: farlo è un viatico per la comunità”. Così il grande attore spezzino Eros Pagni, che nella notte di venerdì ha ricevuto la prestigiosa Maschera del Teatro Italiano 2018 come miglior attore, per la prova nel ruolo del “Padre” nella pièce “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello con la regia di Luca De Fusco, ha commentato l’ennesimo riconoscimento ottenuto nella sua decennale carriera. A presentarlo, sul palco del Teatro Mercadante di Napoli, Tullio Solenghi e Massimo Lopez, che hanno ricordato quando, agli inizi della loro attività, ammiravano il Maestro da dietro le quinte dello Stabile di Genova e da lui apprendevano i segreti del mestiere. La versione di questo capolavoro del drammaturgo siciliano premio Nobel della Letteratura portata in scena da De Fusco ha convinto e ha ottenuto altri due riconoscimenti nella kermesse promossa dal Teatro Stabile di Napoli con il patrocinio Agis: quello per la miglior attrice protagonista Gaia Aprea e per le migliori luci, andato a Gigi Saccomandi. Pagni, che l’ha spuntata sugli altri due attori della terna dei finalisti Lello Arena (per Parenti Serpenti, regia di Luciano Malchionna) e Sandro Lombardi (per L’apparenza inganna, regia di Federico Tiezzi), ha lodato la messa in scena innovativa pensata da De Fusco: “Un’idea geniale, mai fatta, azzeccata, con diapositive che rappresentano la realtà non concreta a contatto con i personaggi sul palcoscenico, figure che chiedono in qualche modo di esser realizzate, per poi trasferirla nella realtà vera”. Calorosissimo non soltanto il benvenuto dei presentatori della serata, trasmessa dalla Rai, ma anche del pubblico, che hanno omaggiato con un lungo applauso l’attore spezzino. Una testimonianza che fa riflettere, nonostante il ruolo marginale che spesso i media, tv pubblica compresa, riservano a questa nobile e antica arte. E che forse, dimostra come la metafora della goccia d’acqua nel secchio citata da Pagni sia esageratamente nera. “Ne è davvero certo?” gli chiediamo a margine dell’intervista. “Forse è venuta fuori perché sono di natura pessimista”. “E il fatto che gli italiani continuino a riempire le platee e siano così calorosi, potrebbe dimostrare che si sbaglia?” domandiamo ancora. “Beh, forse un po’ le due cose si bilanciano”.
Chiara Tenca