Violenza sessuale
Violenza sessuale

Viareggio, 27 ottobre 2018 - L’orco si nascondeva fra le mura amiche. Spietato, crudele, violento. Contro chi avrebbe dovuto amare e proteggere come la moglie e la figlia minorenne costrette a subire per anni delle quotidiane torture: la prima picchiata, la seconda stuprata quando era ancora in tenera età ad appena otto anni. Quell’orco (di cui risparmiamo di fare il nome solo per tutelare la moglie e la figlia oggi diciassettenne) è stato finalmente condannato in tribunale: 8 anni dal Gup con rito abbreviato per le violenze morali, fisiche e sessuali. Lui è spezzino. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina in Tribunale a Lucca e deve essere stata accolta con un sospiro di sollievo e da un pianto liberatorio dalla moglie e dalla figlia che durante il processo si sono costituite parte civile, difese dall’avvocato Eva Pecchioli del foro di Firenze. Un incubo finito, forse. Ma le ferite di questa dolorosissima storia non potranno mai rimarginarsi. Madre e figlia se le porteranno sempre dietro e potranno superarle solo facendosi forza l’una con l’altra.

Ad essere condannato un 50enne, originario della Spezia, residente con la famiglia nel comune di Massarosa. Due, nello specifico i reati da cui si doveva difendere con l’assistenza dell’avvocato Elena Libone. Il primo riguardava le violenze domestiche ai danni della moglie regolarmente, sistematicamente e quotidianamente commesse anche in presenza dei due figli minori, un bambino e una bambina (vittima quest’ultima anche degli stupri). Secondo le ricostruzioni fatte dalla pubblica accusa l’uomo aggrediva, picchiava e strattonava per i capelli la moglie. La offendeva e in taluni casi la minacciava di morte, addirittura brandendo un coltello. In casa aveva, per così dire, creato un clima di terrore: urlava, spaccava suppellettili e arredi. Insomma umiliava e mortificava moglie e figli in ogni modo.

E ancora più grave e ancora più vigliacco il secondo reato contestato: gli stupri ai danni della figlia, iniziati, secondo la Procura di Lucca che ha condotto le indagini anche tramite intercettazioni ambientali, quando la bambina aveva appena 8 anni. E proseguiti nel tempo sino a dicembre dello scorso anno quando la mamma e la stessa figlia hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare l’orco con cui convivevano.

In base all’accusa il padre era spesso ubriaco. E in quello stato, forte anche dell’autorità di essere padre, soggiogava la figlia costringendola ad atti sessuali completi. Per farlo approfittava dei momenti in cui in casa non c’era la madre e la piccola, pertanto, era ancora più indifesa. .

Poi la denuncia, le indagini e il rinvio a giudizio. Ieri la sentenza che va a colpire il mostro che per anni ha abusato della figlia minorenne e della moglie.

Paolo Di Grazia