Un ospedale (foto repertorio)
Un ospedale (foto repertorio)

La  Spezia, 10 marzo 2019 - Cento dipendenti ogni diecimila abitanti. E’ questo il rapporto fra l’organico dell’Asl spezzina e il territorio, contro i 122 dell’Asl1 (Imperia), i 151 dell’Asl 2 (Savona), i 185 dell’Asl 3 (Genova) e i 127 dell’Asl 4 (Chiavari). Ciò significa che per raggiungere la media regionale l’Asl 5 dovrebbe assumere oltre 1.100 unità di personale.

Ma anche solo per raggiungere la penultima in graduatoria, l’Asl 1, occorrerebbero 481 nuove assunzioni. Una situazione di grave sofferenza che, assieme alla paralisi dei lavori del nuovo ospedale, al depotenziamento delle strutture socio sanitarie e alla mancata nomina dei primari di importanti strutture complesse, determina un quadro di vera e propria emergenza.

C’è questo e molto altro nel ‘dossier’ del gruppo fondatore del ‘Manifesto per la sanità spezzina’ (Rino Tortorelli per Cittadinanzattiva; Franco De Nitto per la Confederazione dei centri liguri per la tutela del malato; Valter Chiappini per Sarzana in movimento, Lorenzo Cozzani per Sos Sanità, con Sandro Bertagna e Katia Rocchi del Tribunale per i diritti del malato) e trasmesso sotto forma di lettera aperta al sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl5. Lo scopo: la convocazione urgente del Comitato ristretto della Conferenza dei sindaci per calendarizzare una riunione plenaria della Conferenza con all’ordine del giorno l’istituzione di una commissione mista con le organizzazioni dei cittadini che possa seguire l’iter dei lavori del nuovo Felettino.

A proposito degli organici Asl («i dati si riferiscono all’ultima rilevazione della Regione Liguria riferita alla fine del 2016 a noi nota», si precisa), il gruppo ricorda che «poco prima di Natale, l’Asl 5 ha previsto di ‘incrementare’ nel triennio la dotazione degli organici di 240 unità, previsione che, se realmente attuata, ci porterebbe a 111 operatori per 10.000 abitanti. Sempre ultimi e ben distanziati resteremo. Ma la realtà è ben peggiore, in quanto solo 90 tra i 240 possiamo ritenerle risorse aggiuntive, dato che gli altri 150 sono operatori sociosanitari che già operano da anni per l’Asl nel servizio di assistenza sanitaria domiciliare dato in appalto a società private».

Quanto all’edilizia sanitaria, i promotori dell’iniziativa vorrebbero «essere certi che tutti, nessuno escluso, si senta parte di uno sforzo comune e unitario». Perché il nuovo ospedale è «un po’ il nostro Ponte Morandi, che va ricostruito senza indugio». Per quello che riguarda il presidio di Sarzana, infine, se ne auspica l’impiego in un’ottica di complementarietà delle cure e dell’assistenza (emergenza - urgenza alla Spezia; elezione e riabilitazione a Sarzana) mentre le attuali istituzioni regionali e locali «stanno progressivamente depotenziando il nosocomio sarzanese: dalla mancanza di primari in reparti essenziali, al declassamento di strutture complesse in strutture semplici, alla riunificazione delle funzioni dirigenziali in dipartimenti dipendenti dall’ospedale S. Andrea i cui dirigenti sono già sovraccarichi».