Simone Masetti
Simone Masetti

Sarzana, 29 novembre 2018 - Colori blucerchiati lo accompagnavano sempre, come immagine e simbolo della sua grande passione e fede sportiva. Simone era un tifosissimo della Sampdoria e non mancava quasi mai alle partite della squadra di calcio genovese disputate allo stadio ‘Ferraris’,’ ma compatibilmente con gli impegni ogni tanto prendeva parte anche alle lunghe trasferte in giro per l’Italia. E dopo il lavoro c’erano gli amici e la frequentazione dei corsi di kick boxing al centro ‘Fight Club’ della Spezia.

Una vita simile a quella di tanti ragazzi quella di Simone Masetti, un giovane conosciuto e molto apprezzato per la disponibilità e serenità. Abitava lungo l’Aurelia nella frazione sarzanese di San Lazzaro, al confine con il Comune di Castelnuovo Magra insieme alla madre Alessandra dipendente dell’Arsenale della Spezia. Quando le voci sul suo coinvolgimento nell’incidente sono diventate una tragica realtà e il suo nome si è impregnato nel dolore è calato il silenzio nel quartiere dove lo conoscevano tutti.

Tanti i ricordi che sembrano perdersi indietro nel tempo e invece sono momenti vissuti magari un attimo fa, accompagnati da una telefonata oppure un veloce saluto al solito bar. Lo rivede bambino il suo presidente Bruno Fazzini che ha avuto in squadra Simone ai tempi in cui militava nell’Albianese, società calcistica dilettantistica per anni impegnata anche nel settore giovanile. Erano vicini di casa e per questo Fazzini lo accompagnava agli allenamenti e la sera lo riportava a casa.

«E’ rimasto con noi tre stagioni, disputando i campionati giovanissimi e allievi. Anche quando non giocava era contento dei risultati ottenuti dai suoi compagni e già questo atteggiamento deve dare l’idea del carattere di Simone. Lo portavo a Albiano insieme a mio figlio e per questo si è creato un legame fortissimo anche con la mamma Alessandra e papà Duillio». E’ sconvolto anche l’amico Matteo Neri con il quale condivideva la passione per il calcio e le sorti della solita squadra del cuore. «Ci siamo sentiti proprio qualche giorno fa – ricorda Matteo – per comunicargli che non sarei andato con lui a seguire il derby contro il Genoa. Abbiamo visto insieme tante partite e per questo ho apprezzato la sua bontà e serietà. Una persona davvero seria e per bene. Mi parlava entusiasta del suo lavoro e degli orari che spesso lo facevano rientrare anche tardi, ma era sempre molto sereno e positivo».