La Spezia, 9 settembre 2018 - Un centinaio di ponti e i viadotti di competenza dell’amministrazione provinciale esaminati fino a oggi con l’impiego di un drone in dotazione al Consorzio universitario per la geofisica della Spezia. Un primo screening che è stato esaminato nel corso di un incontro che si è svolto in Provincia nei giorni scorsi tra Consorzio, tecnici del servizio viabilità dell’ente e il presidente Giorgio Cozzani. Il risultato? Più che soddisfacente. «Una tecnologia complicata certo – spiega il presidente della Provincia – che ci consente di esaminare da vicino alcune situazioni che in condizioni normali non sarebbe stato possibile, se non con l’utilizzo di cestelli o altri sistemi con impiego di notevoli risorse». Un controllo della situazione da posto in prima fila.

«PRIMA ancora del crollo del Morandi – prosegue Cozzani – avevamo iniziato le verifiche. Dopo la tragedia le abbiamo intensificate. Ho visto che anche a Genova stanno usando il drone per i controlli». Si tratta di un primo passaggio. Il momento successivo all’esame visivo sarà quello di redarre delle schede tecniche. «Ponte per ponte – ha aggiunto l’aministratore –. Dovrà essere riportata tutta la documentazione fotografica e le riprese di pile, murature, travi, fondazioni. Già da adesso le zumate ci permettono di vedere ed esaminare, i distacchi di cemento, l’erosione del ferro. E se c’è necessità mandare sul posto il personale per avere un esame più approfondito».

INSOMMA quello che la Provincia vuole ottenere è un quadro reale della situazione per ridurre il rischio di crolli o distacchi pericolosi per l’incolumità delle persone. «Questo metodo ci consentirà di arrivare ad un buon punto dei controlli entro la fine di settembre – spiega Cozzani – probabilmente anche terminarli. Inoltre questo sistema i permette di contenere la spesa. Un fattore importante che ci consentirà di destinare parte delle risorse che altrimenti sarebbero state usate per i controlli, anche negli interventi necessari. Comunque, fino ad ora, non sono emerse criticità. Certo alcune strutture sono più attenzionate di altre, ma non sono certo situazioni così gravi da chiudere alla viabilità. Altrimenti lo avremo già fatto. I tecnici sono partiti esaminando le strutture più usate e in cemento armato che per la tipologia dei prodotti possono essere soggette a una maggiore usura».

Anna M. Zebra