La Spezia, 8 marzo 2018 – Assolti con la formula piena dall’accusa di omicidio colposo. Si chiude così il processo ai chirurghi del Sant’Andrea, difesi dagli avvocati Enrico Panetta, Daniele Caprara e Giuseppe Sciacchitato, per la morte, il 4 aprile del 2013, di Marco Bertarini, 46 anni, per un’emorragia allo stomaco, dopo un’operazione di bendaggio gastrico. Riconosciuta, dal giudice Diana Brusacà, l’assenza di nesso causale fra il decesso e l’intervento chirurgico.

Bertarini si sottopose all’operazione perché voleva eliminare la "pancetta", camminare in scioltezza. La dieta non aveva sortito egli effetti desiderati o quanto meno era difficile da rispettare, ogni singolo giorno. Decise così di finire sotto il ferri per il contenimento del girovita, il cosiddetto bendaggio gastrico. Un intervento chirurgico semplice che, però, era andato incontro all’imprevisto delle complicazioni, con necessità di rimettere mano, per due volte, ai tessuti allo stomaco. Un’escalation di problemi che si era rivelata letale: Marco Bertarini morì in ospedale, stroncato da un’emorragia gastrica innescata da un’ulcera attiva non evidenziata all’atto dell’operazione e non emersa nei controlli post-intervento.

Il pm Luca Monteverde, alla fine del dibattimento, aveva attribuito ai medici una colpa lieve, pur chiedendo l’assoluzione perché tale contestazione, con la legge-Balduzzi, non è più penalmente perseguibile. Il giudice ha assolto i medici con la formula piena. I familiari della vittima erano stati risarciti dall’Asl.

C.R.