Uno dei bulloni schiantatisi tempo prima del crollo del ponte
Uno dei bulloni schiantatisi tempo prima del crollo del ponte

La Spezia, 18 ottobre 2021 -  Quattro dei sedici bulloni che ancoravano la cerniera lato monte del ponte levatoio della darsena di Pagliari si sono schiantati prima dello ’strappo’ della stessa il 12 maggio scorso, quando la struttura, durante la discesa, è crollata: repertati quel giorno dai carabinieri, laro sezione presentava segni di ossidazione pregressa. Il dato emerge dagli atti investigativi depositati dai carabinieri e dal consulente della Procura in vista del primo sopralluogo (domani con inizio alle 9) dei periti nominati dal gip Fabrizio Garofalo per far luce – attraverso le forme dell’incidente probatorio, nel contraddittorio delle parti, chiesto dal procuratore Antonio Patrono – sulle cause del collasso dell’impalcato. I bulloni in questione sono attualmente conservati nella caserma dell’Arma, all’interno di speciali involucri, nella prospettiva di essere sottoposti ad esami di laboratorio per risalire a tempi e cause dello schianto. Di certo se fossero stati oggetto di controllo, l’insidia occulta sarebbe emersa e con l’essa la possibilità di correre ai ripari. Se ciò fosse bastato ad evitare il crollo non è certo ma, sicuramente, in undici anni di funzionamento del ponte - di proprietaria dell’Autorità Portuale e affidato alla gestione del consorzio nautico - non sono emersi check, straordinari o ordinari (nemmeno quello del marzo 2021), che abbiano riguardato quelle componenti sensibili della struttura.
 

Agli atti manca anche il manuale delle manutenzioni previsto dalle norme in materia di costruzioni: non trovato. Recuperato, invece, il manuale delle manutenzioni relativo agli impianti. Anche questi sono centro degli accertamenti alla ricerca di eventuali nessi causuali avarie-crollo; nel mirino, in particolare, i due pistoni preposti alla movimentazione del ponte.
 

Dai rilievi investigativi effettuati dopo il crollo è emersa una loro asimmetria: la circostanza è letta, sul piano probabilistico, come effetto e non causa della rotazione dell’impalcato in fase di caduta. Insomma, il nodo dei bulloni e dei loro controlli, sarebbe quello prevalente. Perché lo schianto pre-crollo? Il consulente fa due ipotesi, leggibili anche come concause: un deficit di ingrassaggio, un logoramento indotto dalla ’fatica’, ossia dal ripetersi delle sollecitazioni subite nel tempo. A proposito di queste, vano è stato il reperimento di uno studio sugli effetti del vento sul ponte. Agli atti dell’inchiesta ci sono invece pregresse segnalazioni all’Autorità portuale (nel 2013 e e nel 2014 dal Cantiere Canaletti e nel 2018 dal Consorzio) su vibrazioni e rumorosità anomale in fase di funzionamento del ponte. Ancora da capire quali verifiche siano state effettuate e quale sia stato l’esito. Intanto sono dieci gli indagati chiamati ad interagire nell’incidente probatorio alla ricerca delle cause del crollo e di responsabilità, dai progettisti ai manovratori, passando dal gestore, dal responsabile del procedimento, daldirettore dei lavori e dal collaudatore.
 

Corrado Ricci