La Spezia, 14 maggio 2021 - Crolla il ponte e si solleva un mare di dubbi. Il cedimento della parte mobile dell’infrastruttura di viale San Bartolomeo ha destato grande scalpore in città. Per quanto riguarda la viabilità al momento non si registrano particolari disagi, i mezzi possono utilizzare l’arteria secondaria che corre lungo il perimetro esterno della darsena. Una gincana che a lungo andare potrebbe comunque creare qualche noia, non solo ai residenti della zona, soprattutto se la situazione dovesse protrarsi oltre le aspettative.

La strada è palesemente inadatta a sopportare i volumi di traffico che si registrano sul lungomare soprattutto nei mesi estivi. In ogni caso, allo sgomento dei cittadini di fronte all’ennesimo episodio di cedimento a carico di un importante infrastruttura, si somma in questo momento anche la comprensibile preoccupazione dei tanti operatori economici che nella darsena di Pagliari hanno la loro sede operativa. L’area è infatti il cuore pulsante della nautica spezzina e le tante attività presenti in zona contano, per portare avanti il proprio lavoro, su modalità di accesso al mare semplici e efficaci.

La banchina della darsena di Pagliari con carabinieri e vigili del fuoco (Frascatore)
Luca Erba, general manager del Cantiere Canaletti, costola del gruppo Valdettaro, esprime la necessità di ripristinare in tempi celeri il passaggio: "Finché la parte interessata da cedimento non viene rimossa siamo, di fatto, in in ostaggio del ponte, perché tutte le vie di enttrata e uscita alla darsena sono bloccate. Impossibile pensare di portare a compimento le consegne nei tempi stabiliti. Per noi la priorità in questo momento è garantire il transito delle imbarcazioni". A preoccupare sono soprattutto i tempi di attesa che potrebbero prospettarsi per la pianificazione di una nuova struttura e che potrebbero implicare oggettive e prolungate limitazioni per coloro che hanno organizzato il loro lavoro in darsena. Come se non bastasse, questo è uno dei periodi più importanti per il comparto, in quanto ad aprile e maggio le imbarcazioni iniziano ad essere messe nuovamente in mare dopo la fine del periodo di manutenzione.

Fabrizio Forma, amministratore Art Sub, lavorazioni subacquee e marittime, spiega: "Questa situazione è piuttosto problematica, abbiamo alcuni mezzi fuori in posizione di emergenza, mentre altri sono bloccati dentro, non poter fare affidamento sull’appoggio e le attrezzature dislocate in darsena ci crea non pochi problemi, abbiamo delle operazioni in corso d’opera con un termine in scadenza: rischiamo di dover pagare una penale".

Se la nautica ha retto il colpo della pandemia meglio rispetto ad altri settori rimasti completamente al palo, a pareggiare i conti già salati potrebbe essere l’inaspettato cedimento di un ponte di nuova costruzione. Va ricordato infatti che l’inaugurazione è datata 2010 e questa nuova infrastruttura ha rappresentato un punto di partenza per molte attività. Giovanni Battagli, titolare dell’omonima rivendita di accessori e attrezzatura sottolinea: "Anche la nostra attività risente sioa pure indirettamente dei disagi: facciamo parte del consorzio, infatti, e subiamo inevitabilmente le conseguenze dell’impossibilità di fare i vari. Essendo bloccati gli operatori che seguiamo abbiamo una perdita economica anche noi, credo che adesso sia indispensabile riaprire il varco al mare e permettere alle imbarcazioni di tornare in acqua, se non verrà spostata la parte crollata le ripercussioni saranno importanti per tutto il comparto". Le imprese della nautica chiedono dunque rapidità di intervento e tempi stretti soprattutto nella rimozione del troncone, operazione indispensabile a liberare l’entrata a mare.