Tribunale (foto d'archivio)
Tribunale (foto d'archivio)

La Spezia, 2 giugno 2017 -  I CASI sono isolati, non fanno presa nell’immaginario collettivo, ma la pedofilia femminile è, purtroppo, una realtà, strisciante ed insidiosa. La prova viene dell’esito di un processo alla Spezia. Si è concluso con la condanna dell’imputata.

Per lei, una donna di 67 anni, una pena esemplare: cinque anni e 8 mesi di reclusione. E’ stata infatti ritenuta colpevole di atti sessuali su minori: carezze proibite e baci sui capezzoli di una bambina di 8 anni, dietro il paravento dei rapporti familiari. I fatti sono, infatti, accaduti nella casa dello zio paterno della piccina. A compierli è stata la compagna dell’uomo. Lei si è sempre difesa sostenendo che i suoi gesti erano mossi esclusivamente dall’affetto e che la nipotina li aveva equivocati.

Ma l’accusa era ancorata, oltreché sulle rivelazioni della bambina, ad una perizia medico legale che certificava la sua capacità a cogliere la realtà, riferendola con cognizione. Una bambina credibile, come stabilito all’esito dell’incidente probatorio. La storia emerse per effetto delle confidenze della piccola ai genitori: «La zia mi sta un po’ troppo addosso...». Papà e mamma hanno voluto capire meglio e, una volta realizzato, si sono decisi a sporgere denuncia alla zia, dando il la all’inchiesta penale, coordinata dal pm Claudia Merlino. Il magistrato ha sostenuto l’accusa in giudizio, chiedendo la condanna dell’imputata a 5 anni e 6 mesi di reclusione; più severo il giudice Gianfranco Petralia: 5 anni e 8 mesi. L’imputata è stata anche condannata al pagamento di una provvisionale di 10mila euro a favore della parte lesa e dei genitori, patrocinati dall’avvocato Andrea Lazzoni.

Corrado Ricci