Lavori
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La Spezia, 27 novembre 2018 - Un pantano (non solo metaforico) tecnico-burocratico. Ecco cosa sta diventando il progetto del nuovo ospedale del Felettino, che le ottimistiche previsioni fatte al momento della stipula del contratto di appalto con l’impresa Pessina (maggio 2015) davano per completato nel novembre 2020, cioè fra due anni. Data che ormai più nessuno considera realistica, alla luce di tutto quello che è accaduto nel frattempo, in una tormentata sequenza di ritardi procedurali, inadempienze vere e presunte, rimpalli di responsabilità. Di certezze ce ne sono poche, e fra queste il fatto che – per ammissione della stessa Asl – solo il 4,92% dei lavori sono stati realizzati da quando è stato aperto il cantiere.

In questo quadro nebuloso c’è finalmente anche un altro punto fermo, ed è che il progetto di variante migliorativa delle fondazioni del futuro complesso ospedaliero, elaborato dal costruttore per adempiere alle raccomandazioni dell’Ufficio tecnico della Provincia per salvaguardare la struttura dal rischio sismico, è stato presentato poco più di un mese fa nella sede genovese di Ire, il braccio operativo della Regione deputato a dar corso ai passaggi tecnico-procedurali legati alla realizzazione del nosocomio. Quattro scatoloni zeppi di faldoni (540 tavole tecniche), destinati anche all’Asl, che dovrebbero sciogliere almeno alcuni dei nodi tecnici più complessi. Per quello che riguarda le strutture antisismiche, il progetto prevede di ancorare il nuovo ospedale a 32 mega ‘molle’ capaci di attutire anche le scosse più violente, sulla scia delle criticità rilevate dalla Provincia.

Una storia a dir poco tormentata, quella del nuovo ospedale – la cui realizzazione è legata ad una gara da 170 milioni di euro vinta da Pessina, unica in lizza, nel 2015 – costellata di imprevisti, complicazioni e contenziosi, come la richiesta di escussione della polizza fideiussoria presentata dall’Asl per riavere indietro sei dei dieci milioni versati fin qui di fronte all’asserita inadempienza dell’impresa nella conduzione dei lavori (richiesta ovviamente contestata dalla società). O, ancora, le ‘sorprese’ come quella dell’altare storico saltato fuori durante la prima fase dei lavori. Per non parlare del contenzioso con le ditte incaricate dello smaltimento dei materiali di scavo per via dei costi lievitati oltre misura. La questione della variante dovrebbe essere risolta entro dicembre, quando si saprà se, con il suo accoglimento, i lavori potranno riprendere speditamente.

Tutto pronto nel 2020? Poco verosimile, tanto è vero che la stessa Asl si è premunita mettendo mano a un intervento provvisorio per risolvere alcuni problemi urgenti del vecchio Sant’Andrea, come quello del pronto soccorso per il quale si va verso la realizzazione di una struttura prefabbricata connessa con la parte vecchia, da realizzarsi attraverso una convenzione con Comune, Regione e Fondazione Carispezia per un ampliamento temporaneo dei vecchi locali. Una scelta maturata per far fronte all’emergenza che si preannuncia più lunga del previsto e rispetto alla quale ha lanciato un grido d’allarme anche il presidente dell’Ordine dei medici, arrivando alla conclusione che forse, vista la situazione, era il caso di pensare a qualche adeguamento del vecchio Sant’Andrea, prospettiva peraltro esclusa a livello politico, e non solo. Un fatto è certo: i ritardi del nuovo ospedale stanno comportando costi sociali altissimi, oltre che economici, se mettiamo in contro anche la fuga di pazienti verso altre regioni più ‘attrezzate’ dal punto di vista ospedaliero.

Franco Antola