Sono stati completamente scagionati da ogni accusa padre e figlio per la morte di un dipendente avvenuta sei anni fa in un tragico incidente sul lavoro. E’ stato invece condannato a 8 mesi di reclusione, con i doppi benefici di legge, il manovratore di un’autogru. La terribile vicenda che è costata la vita a Fabrizio Palandri, che era dipendente della società a responsabilità limitata Alfamar di Sarzana con mansioni di montatore di turbine, risale al 22 dicembre del 2014. La dinamica dei fatti è...

Sono stati completamente scagionati da ogni accusa padre e figlio per la morte di un dipendente avvenuta sei anni fa in un tragico incidente sul lavoro. E’ stato invece condannato a 8 mesi di reclusione, con i doppi benefici di legge, il manovratore di un’autogru.

La terribile vicenda che è costata la vita a Fabrizio Palandri, che era dipendente della società a responsabilità limitata Alfamar di Sarzana con mansioni di montatore di turbine, risale al 22 dicembre del 2014. La dinamica dei fatti è stata rievocata ieri mattina in tribunale alla Spezia. L’infortunio avvenne nella ditta Alfamar di Sarzana, che commercializza beni industriali, e di cui era amministratore delegato Alberto Gianrossi, sarzanese di 78 anni, mentre il figlio Matteo, 41 anni, risultava essere all’epoca del fatto dirigente della stessa.

Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, quel giorno erano arrivate alcune turbine del peso di 27 tonnellate che dovevano essere sottoposte ad operazioni di sollevamento e scarico da un semirimorchio. Il sollevamento veniva effettuato mediante il collegamento, attraverso un’imbragatura con una serie di braghe tessili, a una autogru manovrata da Daniele Parodi. Durante le operazioni, a causa della rottura delle braghe tessili con conseguente cedimento della struttura, Fabrizio Palandri venne colpito. Subito soccorso e trasportato all’ospedale della Spezia, aveva purtroppo subito lesioni riportate molto gravi che ne determinarono la morte alcune settimane dopo l’infortunio.

Sulla vicenda c’erano state una serie di indagini, disposte dalla Procura, al termine delle quali vennero rinviati a giudizio sia il manovratore della gru, Daniele Parodi, che i dirigenti dell’azienda Alberto e Matteo Gianrossi. Questi ultimi sono stati assistiti nel corso del processo dall’avvocato Cristina Ponzanelli del Foro della Spezia.

Ieri l’intera vicenda è arrivata all’epilogo giudiziario. Il pubblico ministero Raffaele Giumetti aveva chiesto sia per Alberto Gianrossi che per il figlio Matteo una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione. Il giudice Fabrizio Garofalo (nella foto) ha invece accolto in pieno la tesi difensiva dell’avvocato Cristina Ponzanelli e ha assolto sia il padre che il figlio con le formule più ampie. Alberto Gianrossi è stato infatti assolto perchè il fatto non sussiste, Matteo Gianrossi perchè il fatto non costituisce reato. E’ stato invece condannato a otto mesi il manovratore della gru, al quale sono stati però riconosciuti i doppi benefici di legge.

Carlo Galazzo