Matteo Cidale
Matteo Cidale

La Spezia, 16 aprile 2019 – Era l’11 febbraio 2011: per la maggioranza delle persone, un giorno come tanti, ma per il batterista spezzino Matteo Cidale quella data rimarrà indelebile perché gli cambiò la vita. «Avevo 21 anni – racconta – e già suonavo parecchio in giro per l’Italia e facevo avanti e indietro fra La Spezia e Roma; quella mattina tutto è cambiato: mi sono svegliato completamente paralizzato. Non riuscivo a muovere nulla, faccia compresa; non so come ho avvisato mio padre per telefono. Lui ha subito contattato l’amico neurologo Raffaele Mazzotta, che è corso a visitarmi e mi ha fatto ricoverare con urgenza: c’era il rischio che la paralisi colpisse anche l’apparato respiratorio e mi dovessero eseguire una tracheotomia. Mi ha salvato letteralmente». Viene ricoverato nel reparto di Neurologia del Sant’Andrea, all’epoca diretto dal primario Del Sette, dove rimarrà per quasi un mese e dove gli viene diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré.

"Mi hanno fatto la plasmaferesi, il lavaggio del sangue indispensabile per chi veniva colpito da questa malattia – continua – e la dottoressa Rollandi, all’epoca primario del centro trasfusionale, mi raccontava che la macchina per effettuare questa operazione iniziava ad esser vecchia". Un input che per Matteo diventa l’occasione per reagire: "Ho subito capito che l’obiettivo era tornar a suonare il più presto possibile: mi serviva la mobilità completa. Ero molto determinato, e non appenami hanno parlato di questo macchinario, mi è frullata in testa l’idea di un concerto-raccolta fondi per prenderlo nuovo".

Una vicenda che, nonostante oggi Cidale sia tornato a fare il musicista a tempo pieno, è impossibile da dimenticare: «Ti lascia un segno indelebile e anche se sono passati 8 anni, ogni 11 febbraio è una data speciale. Certo, ho ancora un po’ di postumi: non posso correre nel parco, ad esempio, ma posso provare la solita sensazione camminando, prendendo qualche spazio di relax». Dopo le dimissioni, venne trasferito al Don Gnocchi, all’epoca a Sarzana, per la riabilitazione: "Ho trovato meravigliosi terapisti: tutti mi hanno dato qualcosa nei 4 mesi di cura grazie ai quali ho recuperato tono muscolare e stabilità, continuando in day hospital per i successivi 4 anni".

Neanche a dirlo, il ritorno alla normalità è arrivato tramite la batteria: "Appena dimesso, la prima cosa che ho fatto a casa è stato andare verso il mio strumento, togliere le pedaline alla sedia a rotelle grazie a cui mi muovevo e prender le bacchette in mano: lì, la sorpresa, perché erano pesanti come un macigno. Ma dopo un attimo di sconforto, ho recuperato gradualmente e il 25 giugno ho aperto il Festival del Jazz della Spezia con il mio quintetto: sono arrivato claudicante, ma ce l’ho fatta".

Il punto di svolta: sempre insieme alla musica, Matteo è gradualmente tornato alla vita normale: l’esperienza a bordo di una nave da crociera della Royal Caribbean in un gruppo jazz, la spola con Roma, le attività da musicista, organizzatore di eventi e direttore artistico e nel 2013, “Ti presento Guillain”: una serata al Teatro Civico a cui hanno preso parte musicisti del calibro di Paolo Jannacci, Danilo Rea e Roberto Gatto, insieme a Dario Vergassola, grazie alla quale è stata donata una nuova macchina per la plasmaferesi al Sant’Andrea. Proprio quello che Cidale si era ripromesso nel momento più brutto.