La Spezia, 8 settembre 2018 - Trentasette settimane per venire al mondo, oltre due ore per farcelo restare, in un generoso e disperato tentativo di rianimazione, al pronto soccorso, dopo l’arresto cardiaco che lo aveva colpito nella culla, nella sua abitazione alla Chiappa, sette giorni dopo il parto, all’ospedale Gaslini. Niente da fare. Il cuoricino del piccolo non si è più rimesso in moto.

La tragedia si è consumata ieri mattina, all’ospedale Sant’Andrea, aprendo una voragine nell’anima dei genitori che tanto avevano fatto per affrontare una gravidanza che, in progress, si era rivelata difficile. Il piccolo, nel grembo della mamma, non cresceva al ritmo standard. Per questo lei era stata seguita, oltrechè dai sanitari spezzini, anche dai colleghi dell’ospedale Gaslini. A Genova era avvenuto il parto, il 31 agosto scorso. Il piccolo pesava 1800 grammi. Cinque giorni dopo la dimissione. Il piccolo ha fatto appena in tempo a godere della culla che era stata preparata per lui nella modesta abitazione di via Genova 125.

L’ultima poppata risale alle 5 di mattina di ieri. La mamma aveva poi adagiato il piccolo nella culla ed era andata a coricarsi. Alle 7,25 si era nuovamente alzata per controllare il figlioletto. E’ in quel momento che ha capito che il piccolo stava soffrendo: respirava a fatica, era diventato cianotico. Alla centrale operativa del 118 l’allarme è scattato alle 7,31. Emergenza da codice rosso. In una manciata di secondi l’ambulanza della Croce Rossa, la cui sede è posta a poche decine di metri dall’abitazione, si è materializzata davanti al palazzo di via Genova. Sul posto anche l’automedica col team medico-infermieristico. In casa, le prime terapie d’urto, forse qualche timido segnale di ripresa.

Di qui la decisione di raggiungere a razzo il pronto soccorso. Nel frattempo erano già stati allertati i medici di Genova che aveva seguito la mamma durante la gravidanza. Anche loro hanno concorso ai disperati tentativi di far riprendere il battito al cuore del neonato. Dopo oltre due ore, hanno gettato la spugna. «Una morte in culla» dicono fonti sanitarie, un decesso che allunga la lunga lista dei misteriosi decessi che colpiscono i neonati, per i quali anche la scienza medica non sa darsi spiegazioni. Figuriamoci i genitori.

Loro hanno trovato ospitalità in casa di parenti. L’ultima immagine che si è imposta in via Genova è stata quella di una infermiera, ieri mattina, col bimbo in braccio, prima di salire sull’ambulanza, seguita dalla mamma in lacrime.

«UNA SCENA straziante; la mamma era disperata. Abbiamo sperato che il piccolo si riprendesse....» dicono i vicini. Solo dal maggio scorso la coppia era andata a vivere nell’ abitazione di via Genoa 125. Lavoratore portuale lui, casalinga lei. Uniti nell’amore reciproco e verso il frutto di esso, il figlioletto che già aveva faticato a venire a mondo e che ieri ha chiuso gli occhi sette giorni dopo averli aperti. La Direzione Sanitaria dell’Asl ha disposto un accertamento medico legale esterno. La procura disporrà, con ogni probabilità, l’autopsia. Le domande martellanti sono perché morire appena nati? Si poteva intervenire per tempo per evitare la tragedia? L’ultima visita medica del piccolo risale al pomeriggio di giovedì, in ospedale alla Spezia. Niente lasciava presagire che da lì a poco la situazione sarebbe precipitata.

Corrado Ricci