Pesce fritto (foto d’archivio)
Pesce fritto (foto d’archivio)

Riomaggiore (La Spezia), 12 maggio 2019 - La tregua della ‘guerra dei fumi’, se così vogliamo chiamarla, ha una data di scadenza: il 17 maggio. E’ quello il giorno in cui il sindaco di Riomaggiore Fabrizia Pecunia incontrerà i rappresentanti di categoria dei titolari dei locali in cui si cucinano e somministrano cibi (bar, ristoranti, friggitorie e simili) per trovare una via d’uscita a un problema che con i picchi turistici della stagione estiva rischia di diventare un’emergenza. La crociata di Pecunia ha una duplice valenza: verificare il puntuale rispetto delle leggi, ma anche rendere competitiva la qualità dell’offerta turistica dei borghi, garantendo vivibilità e gradevolezza ambientale.

«Il fatto è che oggi, anche nella parte alta del paese – denuncia il sindaco – dalle griglie escono miasmi sgradevoli, a volte insopportabili, mentre il borgo dovrebbe sprigionare ben altri profumi». L’ultimatum – arrivato poco prima di Pasqua – che imponeva agli operatori di provare la conformità degli impianti di trattamento e smaltimento delle emissioni, come riferiamo a parte, non è stato preso bene da Rete Imprese Italia. Sette giorni, dicono le organizzazioni di categoria, sono troppo pochi. Ora il termine è stato spostato al 15 maggio, due giorni prima dell’incontro con le associazioni. «La realtà – osserva Fabrizia Pecunia – è che il Comune non ha chiesto grandi adempimenti, ma solo di mostrare un registro con i periodici interventi di manutenzione degli impianti, obbligatori per legge. Se questa certificazione non arriva vuol dire che la manutenzione non è stata fatta. Abbiamo inserito questo obbligo nel regolamento edilizio per avere il quadro della situazione. Tutto qui. Mi è stato risposto che sotto le feste non è possibile provvedere. Ma se i controlli non li facciamo in periodi come questi, quando tutti sono aperti, quando dobbiamo farli? Eppoi non mi sembra un adempimento particolarmente gravoso, anche perché a Riomaggiore quasi tutti gli impianti sono manutenuti dalla stessa ditta. Comunque ne parleremo il 17». L’Asl sostiene che i controlli sono in corso... «Mi limito adire che è dal 2016 che abbiamo chiesto verifiche, ma queste non sono mai scattate. I tempi dell’Asl evidentemente non sono coerenti con le nostre esigenze, ecco perché ci siamo mossi con il nuovo regolamento. Certo, verificare la conformità degli impianti non compete ai vigili urbani, i quali però possono chiedere al titolare la prova dell’effettuazione della manutenzione. Oltretutto fino a 15-20 anni fa era consentito scaricare i fumi nel canale. Comunque non si tratta di verificare quale sia il tipo di apparecchiatura installato, ma verificare se questo è conforme, sotto il profilo della manutenzione, oppure no».

Linea dura, quindi? «Un fatto è certo dopo il 17 i controlli scatteranno a tappeto. Si tratterà di capire da dove provengono gli odori, con verifiche mirate ed eventualmente denunce ad personam. Il problema non riguarda solo le friggitorie. Certo, per essere competitivi si tratterebbe di fare attenzione anche alla qualità e al tempo di impiego dell’olio usato. E’ evidente, però, che non può essere il Comune a fare questo tipo di controlli. Qui si tratta di sensibilità del singolo gestore».