Un notaio
Un notaio

La Spezia, 16 maggio 2019 - «Sono stata una vicina premurosa e per questo premiata». E’ il suo leit motiv difensivo. «Ha abusato della deficienza psichica dell’anziana per ottenere i beni in eredità» è lo zoccolo duro dell’accusa da cui deve difendersi. Adalgisa Massa, originaria di Taranto, 58 anni, residente alla Spezia dovrà farlo davanti al Tribunale, gravata dall’imputazione di circonvenzione di incapace. Lo ha deciso il gup Fabrizio Garofalo, su richiesta del pm Federica Mariucci, a fronte dei riscontri alla denuncia presentata dai nipoti dell’anziana, patrocinati dagli avvocati Giovanna Daniele e Mirco Battaglini.

Al centro del caso giudiziario un patrimonio sull’ordine di 800mila euro, già oggetto di sequestro preventivo, fra immobili e denari. Quello che un’anziana spezzina - morta all’età di 90 anni, senza figli - ha lasciato in eredità, con testamento, alla vicina di casa che si era presa cura di lei. Il decesso dell’anziana risale all’agosto del 2017. Negli ultimi mesi di vita era andata consolidandosi l’amicizia con una vicina di casa che era diventata la custode tuttofare delle piccole incombenze quotidiane della donna – la bolletta da pagare, le medicine da ritirare in farmacia, il latte e la frutta da comprare nel supermercato sotto casa – e anche di un ingente patrimonio

La vicina era entrata nelle grazie della l’anziana al punto da avere la la delega al ritiro della pensione sua vece; successivamente, con una speciale procura, le erano stati attribuiti poteri illimitati nella gestione di beni mobili e immobili, conti correnti compresi. Un’amicizia, quella maturata, fatta di assiduità crescente, attenzioni inaspettate, premure a volte neppure richieste e interessate. Risultato: alcuni mesi prima di morire, un notaio si era presentato nell’appartamento dell’anziana e ha assistito alla stesura di un testamento con il quale la vicina era stata individuata quale erede universale di un patrimonio di circa 800mila euro: 200mila in termini di proprietà immobiliare, i restanti 600mila riconducibili a buoni postali e depositi bancari. Un atto certificato, ma sul quale si è allungato il braccio di giudiziario.

Venuti, infatti, a conoscenza dell’esistenza del testamento, che li esclude, i nipoti dell’anziana (figli di sorelle) si sono fatti avanti, con una causa civile e una denuncia penale. Questa ultima ha dato corso alle indagini e alla conclusioni del pm: l’anziana, all’atto di compilare e firmare le carte che hanno indicato la vicina come unica beneficiaria del patrimonio personale, non sarebbe stata nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, indebolita nella volontà da condizioni di salute sempre più precarie. A supporto dell’accusa una perizia medico legale elaborata dal dottor Gabriele Rocca sulla base della documentazione relative di deficit psichiatrici e alle cure di cui la donna aveva bisogno. Agli atti anche la testimonianza di una amica dell’anziana. Il dibattimento inizierà l’11 luglio davanti al giudice Marinella Acerbi. A difendere l’imputata sarà l’avvocato Andrea Corradino.

Corrado Ricci