Medici in sala operatoria (immagine di repertorio)
Medici in sala operatoria (immagine di repertorio)

La Speszia, 2 dicembre 2018 – La morte , nella disperazione del lutto improvviso, ha dato ali alla solidarietà; l’espianto degli organi, nel prodigarsi senza tregua di medici e infermieri, è diventato garanzia di vita per chi stava per perderla, grazie ai successivi trapianti. Un mix di dolore, strazio, amore, speranza ed efficienza. Sentimenti e operatività che hanno animato le ultime concitate ore nei reparti di rianimazione e chirurgia dell’ospedale Sant’Andrea.

Nell'ospedale, a causa di un aneurisma cerebrale, si è prematuramente spento, all’età di 42 anni, Matteo Montanari, padre di una bimba di tredici mesi, titolare del centro sportivo Fantasy, figlio del dottor Gian Pietro Montanari, ex primario della farmacia ospedaliera, da anni impegnato nell’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, coordinatore del network di associazioni “Benessere in movimento”.

Anche gli insegnamenti di quest’ultimo, intrisi di premure verso gli altri, hanno inciso nell’ora delle scelte di famiglia.  L’altro pomeriggio, con una voragine nel cuore, non hanno avuto esitazione ad affidare ai medici le sue volontà: "Che la sua morte si faccia salvezza...".

Ha preso così corpo la complessa organizzazione degli espianti e dei trapianti degli organi. L’ha diretta il centro regionale per i trapianti con sede a Genova in connessione con la direzione sanitaria spezzina e gli ospedali italiani da cui saliva la domanda battente: il Bambin Gesù di Roma, il policlinico di Palermo, il San Martino di Genova. Un dare e avere che ha mobilitato medici e infermieri in un tour de force che li ha chiamati a dare il meglio di loro stessi nel cuore della notte: i primi - chirurghi - giunti dalle sedi bisognose di organi, i secondi messi in campo dall’Asl.

Una macchina complessa che, sul piano della sinergie, ha visto all’opera la coordinatrice spezzina per gli espianti Consuelo Amodeo e l’omologo regionale per i trapianti, Andrea Gianelli Castiglione. Dal corpo di Matteo sono stati espiantati il fegato e i reni; il primo, sezionato in due blocchi poi trapiantati separatamente, ha rappresentato la salvezza per una bimba di Roma e per una donna che, diversamente, nel giro di una manciata di giorni, sarebbero spirate. I reni sono stati destinati alla banca degli organi della Liguria, pronti per i successivi trapianti. Mobilitati, per il trasporto, ambulanze della Pubblica assistenza e aerei; le prime per assicurare il trasferimento dei reni al San Martino e dei due blocchi di fegato all’ospedale di Pisa; lì sono entrati in scena gli aerei, per il recapito negli ospedali di Roma e Palermo. Le operazioni chirurgiche sono finite alle 12. 

Missione compiuta, secondo il desiderio di Matteo e dei suoi famigliari: "Sono stati esemplari, direi eccezionali, nel vivere con lucida disperazione la tragedia, tramutandola in salvezza per le persone in attesa di organica, fra cui una bimba che ha quasi la stessa età della figlia di Matteo" dice Consuelo Amodeo, medico del reparto di rianimazione diretto dal primario Cinzia Sani, che ha interagito con la stessa, la direzione sanitaria e il personale della sala operatoria per dar corso agli espianti. Nel dolore, tutto questo si fa conforto per i familiari di Matteo, strappato alla vita nel pieno del suo vigore fisico, paterno, professionale. Anche per questo saranno in tanti - lunedi’ alle 15, nella chiesa di Ceparana - a porgergli l’estremo saluto e a stringersi attorno ai suoi cari, protagonisti, nell’ora della morte di Matteo, di una lezione di vita.