Bolano (La Spezia), 4 novembre 2021 Andrea Angelotti è rientrato al lavoro il 25 ottobre, ha ripreso a guidare il furgone rosso di Bartolini, uguale a quello che divenne il simbolo di quella terribile giornata, quando il trentanovenne di Bolano precipitò insieme ai monconi del ponte di Albiano Magra “sbriciolato” all’improvviso mentre lui lo attraversava l’8 aprile del 2020. E’ tornato tra i colleghi, tra gli amici, nello stesso ambiente che gli aveva fatto sentire la vicinanza e il calore quando aveva rischiato la vita.

E anche dopo, quando di notte aveva incubi, sognava ponti che crollavano e non riusciva a transitare in auto sul viadotto di Ceparana per andare dai suoi genitori a causa del trauma che aveva subito. E’ passato un anno e mezzo da quell’episodio che puntò i riflettori su Albiano e anche su Andrea Angelotti, definito il ‘miracolato’, il corriere finito nelle immagini televisive e sui giornali, diventato “famoso” suo malgrado, mentre usciva traumatizzato ma salvo dal furgone rosso intrappolato nel fiume tra le macerie. Essere rientrato al lavoro, essere di nuovo operativo, non vuole dire aver lasciato tutto quanto alle spalle.

"La mia vicenda purtroppo non è ancora finita – spiega Andrea – le mie ferite sono aperte e si fanno sentire. Attendo ancora l’operazione decisiva, ormai slittata da mesi, quella per togliere l’ultima vite e farmi ricostruire la vertebra a Cisanello. Ma mi rispondono che hanno una sola sala operatoria e prima operano i casi più urgenti. E io resto così ad aspettare quel momento, con la paura di un possibile ulteriore danno alla colonna vertebrale". 

Al lavoro, nell’azienda Bartolini, hanno tenuto conto delle sue condizioni, infatti consegna pacchi ma con una limitazione di peso, decisa in base al carico che la sua schiena ancora malandata può tollerare. "Non sto ancora bene – spiega Angelotti – ho sempre il terrore di compiere movimenti sbagliati, ma dovevo rientrare al lavoro. Per quanto mi è successo percepisco solo una piccola pensione di invalidità di 195 euro, recuperare lo stipendio mensile mi è necessario per mandare avanti la mia famiglia".

Da giugno Angelotti infatti non aveva più compenso, era scaduta l’indennità per malattia e la pensione di invalidità, una cifra inferiore ai 200 euro, davvero non bastava. In molti si erano anche adoperati per fargli avere qualche contributo organizzando eventi per aiutarlo. Ma le spese sono tante, la vita di un nucleo familiare con un bambino piccolo deve affrontare molti costi e Andrea ha ripreso da pochi giorni la routine lavorativa, nell’attesa che la giustizia definisca il suo caso e prescriva un risarcimento.

"A giugno c’è stata l’ultima udienza, ora siamo in attesa; logicamente chiederemo il risarcimento sia per danni economici, morali e fisici, stiamo attendendo la proposta. Per il momento non ho percepito un solo euro, ho speso in medicinali, in busti ortopedici e visite oltre 1.500 euro. Aspetto la chiamata per l’intervento che dovrebbe restituirmi una vita almeno normale, ma non sta arrivando".

Cristina Guala