Il complesso di via Prosperi attenzionato dalla Soprintendenza ai Beni culturali
Il complesso di via Prosperi attenzionato dalla Soprintendenza ai Beni culturali
Un nuovo disco rosso dalla Soprintendenza. Lo stop riguarda un discusso intervento edificatorio messo in cantiere dalla giunta, quello di via Prosperi dove, con una variante al Puc, nell’ambito di un progetto di rigenerazione urbana, è prevista la realizzazione, fra l’altro, di due palazzi di 8 piani piani sopra il livello stradale e la contestuale demolizione di alcuni edifici colonici superstiti del Borgo di Baceo. La Soprintendenza è arrivata alla conclusione che, "alfine di una corretta valutazione del piano, appare necessario e prioritario" attivare la procedura di verifica di interesse culturale ex art. 12 per tutti i beni di proprietà pubblica aventi più di 70...

Un nuovo disco rosso dalla Soprintendenza. Lo stop riguarda un discusso intervento edificatorio messo in cantiere dalla giunta, quello di via Prosperi dove, con una variante al Puc, nell’ambito di un progetto di rigenerazione urbana, è prevista la realizzazione, fra l’altro, di due palazzi di 8 piani piani sopra il livello stradale e la contestuale demolizione di alcuni edifici colonici superstiti del Borgo di Baceo. La Soprintendenza è arrivata alla conclusione che, "alfine di una corretta valutazione del piano, appare necessario e prioritario" attivare la procedura di verifica di interesse culturale ex art. 12 per tutti i beni di proprietà pubblica aventi più di 70 anni". Non solo. Il soprintendente ad interim Manuela Salvitti indica la necessità di "una soluzione progettuale adeguata alle necessità di tutela culturale e paesaggistica dei luoghi", prevedendo una "lettura geo-archeologica di eventuali carotaggi". Tutti adempimenti che imporranno, quantomeno, un notevole allungamento dei tempi. Si accende così un nuovo fronte di scontro sulla politica urbanistica del Comune. Ad avanzare pesanti censure all’operato della giunta è il gruppo di opposizione di LeAli a Spezia di Guido Melley, censure motivate anche dalla revoca da parte della giunta dell’incarico affidato all’architetto Nicola De Mastri come "consulente" (a titolo gratuito) in materia urbanistica. La vicenda è legata alla nomina del professionista spezzino finita nel mirino prima della stessa minoranza e poi della Fondazione architetti e iscritti a Inarcassa (l’istituto previdenziale di categoria) che ne aveva chiesto l’annullamento in autotutela, con l’avvertimento che in caso di "inerzia" avrebbe proceduto con un esposto all’Anac, l’Autorità anti corruzione. Ce n’è abbastanza, per LeAli a Spezia, per una nuova bordata di accuse alla giunta, insieme alla richiesta di audire in due sedute di commissione i comitati ed i singoli cittadini firmatari delle osservazioni contrarie al progetto di via Prosperi. "In quattro anni di mandato del sindaco Peracchini l’urbanistica del nostro Comune ha fatto solo dei pericolosi passi indietro - tuona il gruppo di minoranza - : nessuna nuova pianificazione, indebolimento dei ruoli tecnici del competente assessorato a favore di incarichi esterni a dir poco inopportuni, porte aperte ad operazioni immobiliari speculative con concessioni di varianti al Puc particolarmente ‘generose’".

Sul caso De Mastri, Melley e C. ricordano di aver denunciato pubblicamente "l’inopportunità di questo incarico professionale per il fatto che nella decisione discrezionale del sindaco è mancato il principio fondamentale della ‘terzietà’". LeAli a Spezia rimprovera poi a Peracchini di aver "voluto avallare in prima persona una serie di operazioni immobiliari più che discutibili, in primis quella delle due mega torri di via Prosperi che sono state autorizzate, in variante al vigente Puc con l’incredibile raddoppio dell’indice edificatorio e senza tener in alcun conto la presenza nell’area di edifici storici in ordine ai quali poteva essere sviluppata una soluzione urbanistica ben diversa". Il gruppo di minoranza dice di non essere contrario in linea di principio ad interventi di riqualificazione in aree degradate, ma di non poter accettare operazioni che si risolvono in interventi "a vantaggio del privato senza ritorno alcuno per la collettività".

Franco Antola