Il coordinatore provinciale di Cambiamo e sindaco di Riccò, Loris Figoli
Il coordinatore provinciale di Cambiamo e sindaco di Riccò, Loris Figoli
Neppure a casa del governatore regionale è riuscito a trovare l’unità di intenti. E non è un fatto isolato: a Brugnato e a Borghetto si è diviso in due, a Beverino addirittura in tre. Il centrodestra si presenta spezzettato alle elezioni d’ottobre, antipasto del grande appuntamento elettorale del 2022, quello del capoluogo. Tra ‘faide’ e certezze, a tastare il polso alla coalizione è Loris Figoli, coordinatore provinciale di Cambiamo. Il governatore regionale dice sempre che ‘Uniti si vince’, ma il centrodestra si presenta diviso alle urne: cosa non ha funzionato? "Quando si affrontano le tornate dei piccoli Comuni contano le persone e le sensibilità personali. Il governatore dice anche: ‘non vedo problemi, ma soluzioni’. Qui la soluzione sta nel problema: rispettare la sensibilità maturata nel volontariato politico". A Santo Stefano né il centrodestra, né la...

Neppure a casa del governatore regionale è riuscito a trovare l’unità di intenti. E non è un fatto isolato: a Brugnato e a Borghetto si è diviso in due, a Beverino addirittura in tre. Il centrodestra si presenta spezzettato alle elezioni d’ottobre, antipasto del grande appuntamento elettorale del 2022, quello del capoluogo. Tra ‘faide’ e certezze, a tastare il polso alla coalizione è Loris Figoli, coordinatore provinciale di Cambiamo.

Il governatore regionale dice sempre che ‘Uniti si vince’, ma il centrodestra si presenta diviso alle urne: cosa non ha funzionato?

"Quando si affrontano le tornate dei piccoli Comuni contano le persone e le sensibilità personali. Il governatore dice anche: ‘non vedo problemi, ma soluzioni’. Qui la soluzione sta nel problema: rispettare la sensibilità maturata nel volontariato politico".

A Santo Stefano né il centrodestra, né la sinistra, si sono presentati uniti. Chi rischia di più?

"Quando c’è la buona fede e ci sono i progetti, occorre costruire sui punti in comune. Esistono momenti in cui, ancorché si persegua una sintesi, la si raggiunga a metà".

Anche ad Ameglia, roccaforte totiana, il centrodestra si presenta diviso. Teme di più il centrosinistra o il fuoco ‘amico’ di ‘Ameglia civica’?

"Soprattutto a casa del presidente gli elettori sanno distinguere con certezza tra progetti politici e raggruppamenti transitori e provvisori. Il centrodestra che oggi governa la regione è unito e compatto".

Altro caso emblematico è Brugnato: è vero che Cambiamo ha deciso di non prendere parte alla campagna elettorale? Siete disposti a partecipare a una maggioranza che vedrà parte attiva anche il Pd?

"La decisione di Cambiamo di non prendere parte alla campagna elettorale è correlata alla obiettiva statura dei due uomini di centrodestra che si contendono, secondo programmi e diverse prospettive, la carica di sindaco. Non è un gesto pilatesco, ma un’ulteriore forma di rispetto nei confronti di due sindaci di area che hanno ritenuto impraticabile una sintesi da noi auspicata. Nelle piccole comunità, più che elezioni di partito sono elezioni di buon vicinato e impegno civico. Il giorno dopo le elezioni, la politica continuerà a guardare parimenti con rispetto e stima entrambi".

A Borghetto buona parte del centrodestra aveva trovato la quadra su Delvigo, che però si scontrerà contro una lista compulsata da Lega e Fratelli d’Italia, e composta anche dai popolari e candidati del centrosinistra. Cosa è successo?

"Il valore dell’uomo e del politico non sono in discussione, sosteniamo fortemente Claudio Delvigo. L’altra lista è più eterogenea, tra FdI, Lega, e la sinistra di Licari. Come a Brugnato, anche a Borghetto la sinistra ha avuto bisogno del centrodestra per presentarsi alle elezioni".

A Beverino ci sono almeno tre liste nell’area di centrodestra, Cambiamo quale sostiene?

"Quella guidata da Marco Cosini, civica e arricchita da anime volontaristiche di ampissimo valore. Quando, su poco più di mille votanti, si impegnano in molti anche solo per far sentire la propria voce, esiste forse incompatibilità personale più che politica, ma anche un humus valoriale e politico da non sprecare".

Crede che le amministrative d’ottobre rappresentino una palestra per misurare i rapporti di forza nel centrodestra?

"Quando si tratterà di chiamare all’appello il centrodestra per le grandi sfide politiche, questo si troverà pronto. Sostenere un sindaco in una grande città, pensiamo a Spezia, ti permette di comporre e difendere la tua identità e allo stesso tempo confluire su un unico candidato. Liste di centrodestra faranno la loro corsa spingendo Peracchini. Chiunque voglia e sappia far politica non potrebbe trovare migliore alternativa al quinto sindaco più amato d’Italia".

Quanto potrà influire sulle amministrative d’ottobre la ‘guerra’ avviata da Forza Italia e dai Popolari di Andrea Costa?

"Le guerre si fanno coi soldati che si hanno. Si combattono, anche quando non se ne scorgono ragioni. Sono certo che tutte le componenti vincenti e davvero radicate sul territorio sapranno lavorare per la giusta strada".

Ci sono margini per un centrodestra unito alle comunali di Spezia?

"Il centrodestra della gente spezzina è già unito sia nella percezione che nella realtà. Se qualcuno, poco avvedutamente non sapesse vederlo, commetterebbe un errore che l’elettorato non gli perdonerà. Confido nel giudizio del tempo".

Matteo Marcello