Dipendenti Enel raccolti in assemblea per il futuro di Vallegrande (Archivio)
Dipendenti Enel raccolti in assemblea per il futuro di Vallegrande (Archivio)

La Spezia, 27 giugno 2020 - Un anno fa, con un convegno, avevano tentato di ‘preparare il terreno’ a quello che sarebbe dovuto essere uno dei temi principali delle agende politiche e istituzionali del territorio. A distanza di dodici mesi da quell’incontro avvenuto nell’auditorium dell’Ap, sono gli stessi organizzatori a denunciare il lassismo di chi sulla riconversione dell’area Enel avrebbe dovuto prendere decisioni e confrontarsi. I sindacati mettono nel mirino istituzioni e azienda. Lo fanno con un documento ufficiale e condiviso nel quale lanciano anche un allarme: non è detto che nel 2021 termini l’attività dell’unità a carbone dell’impianto di Vallegrande.

«Nonostante la crisi energetica a giugno la centrale ha funzionato per il 50% dei giorni disponibili. Il fatto che il Mise pochi giorni fa abbia autorizzato la chiusura del gruppo due a carbone di Brindisi, mentre non si è pronunciato sulla contemporanea domanda di uscita dalla produzione per Spezia, rende ancor più probabile il prolungamento dell’uso del carbone a Vallegrande oltre il 2021.

Questo scenario non ci coglie di sorpresa: difficilmente Enel sarà autorizzata a spegnere definitivamente la produzione se non c’è un’alternativa di produzione energetica a gas in loco" dicono nel documento le segreterie Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, che rilanciano mettendo nel mirino anche la politica locale.

"A un anno dal nostro convegno siamo di fronte a un nulla di fatto, le nostre proposte sono rimaste quasi sempre inascoltate. Siamo di fronte a un totale fallimento delle iniziative messe in campo da chi non si è voluto confrontare con la nostra idea di riconversione. La politica locale ha la responsabilità di non aver voluto aprire il confronto con Enel sulla riconversione complessiva di tutta l’area, perché ha posto pregiudizialmente l’esclusione del turbogas. Nonostante ciò, Enel ha continuato il percorso che si era prefissata, aggiudicandosi la gara nell’ambito del capacity market per la produzione a gas nel sito della Spezia dal 2023, avviando la procedura di autorizzazione ordinaria, e aggiudicando ad Ansaldo Energia di Genova la costruzione del nuovo turbogas".

Nel mirino anche il colosso dell’energia, "che ha la responsabilità – dicono i sindacalisti – di dare concretezza alla sue promesse, valorizzando al meglio la sua presenza sul territorio con una spinta che garantisca lo sviluppo delle nuove tecnologie", e la Regione, "che avrebbe potuto e dovuto utilizzare la leva dei finanziamenti per le aree di crisi non complesse per agevolare la costruzione di un progetto di rilancio in grado di attrarre investimenti ad alta innovazione tecnologica. Dal 22 novembre non si hanno più tracce del tavolo promosso dalla Regione ed Enel".

Non secondario anche il tema dell’occupazione. "Dall’inizio di questa vertenza c’è stato un dimezzamento dei lavoratori occupati, passati dai 400 del 2016 agli attuali 200. Diversa invece è la situazione delle ditte dell’appalto, per la quale riteniamo improrogabile la convocazione di un tavolo di confronto per monitorare numeri e professionalità, e gli eventuali percorsi di riqualificazione professionali atti a un nuovo futuro lavorativo nell’area". Da qui, la richiesta a tutti i ‘protagonisti’ della vicenda di confrontarsi nuovamente: "Assumete un ruolo attivo perché, nonostante la grande opportunità, l’area Enel non rientra attualmente in nessun progetto di riconversione oltre a quanto proposto in Regione. L’area di Vallegrande deve divenire il motore di un nuovo sviluppo del territorio, da tempo auspicato. Si tratta di un’opportunità rara per la città, che può permettere ad Enel di convertertirsi da presenza ingombrante a fattore aggregante di una cittadella dell’energia".

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