Maria Corini, sorella dell’avvocato deceduto
Maria Corini, sorella dell’avvocato deceduto

La Spezia, 24 aprile 2018 - «HO CONOSCIUTO Marco Corini nel 2009, nell’ambito del caso Seredova. Ne è seguita una collaborazione professionale molto intensa negli anni a seguire; tra noi nel tempo si è sviluppata una vera e propria amicizia...». Così Luigi Piergiuseppe Murciano – davanti alla Corte di assise presieduta da Gianfranco Petralia (a latere il giudice Fabrizio Garofalo) - ha ricostruito i suoi rapporti con Marco Corini, sviluppando il discorso sulle tensioni con la sorella. «Nel 2012 ci fu una controversia legata alla liquidazione del negozio di ottica a Sarzana, di cui era proprietaria la madre. Marzia contestava il valore dell’azienda quantificato da Marco».

Murciano ha parlato di dissapori fra Marco e Marzia: «La detestava». Ma al di là della vicenda della liquidazione non ha dato altri ancoraggi per capire. «Mai - ha puntualizzato - ha fatto riferimento ad una collocazione della sorella nell’asse successorio».

Nel controinterrogatorio l’avvocato Francini, difensore di Marzia, ha esibito dei messaggi sms che Marco aveva scritto alla sorella nella primavera del 2015, quando ormai era rassegnato sulla fine alla quale sarebbe andato incontro a causa della malattia. «Stai tranquilla. Non avrai più motivo di lavorare per guadagnare. A te ci penso io». La risposta fu: «A me basta che tu non soffra, voglio solo il tuo sorriso». I messaggi sono lì, nero su bianco, sulla perizia informatica disposta dalla procura su tutti i cellulari dei protagonisti della storia controversa.

Quando l’avvocato Francini leggeva i messaggini Marzia ha avuto un momento di commozione. Alcune lacrime sono scivolate sul suo volto.

Murciano, rispondendo a domanda specifica, ha detto di non aver mai avuto la percezione di un ristabilimento caloroso dei rapporti fra Marco e Marzia. Anzi ha riferito di essere rimasto scottato quando, il 26 settembre, suonò al citofono della villa di Ameglia per andare a porgere l’estremo saluto all’amico, morto un giorno prima.

«Trovai opposizione. Una voce femminile, quella probabilmente di Marzia, mi disse che non erano gradite visite. Ho detto che ero un amico intimo e dopo sei o sette minuti di attesa è stata aperta la porta e mi è stato permesso di entrare».

Ha definito «surreale» la scena che si palesata davanti ai suoi occhi. «Nel giardino vi era una sorta di party; c’era una decina di persone che stavano mangiando tartine. Ho notato un secchiello del ghiaccio, all’interno c’erano tre bottiglie di Champagne». Murciano è entrato in casa, ha raggiunto la camera ardente. «A fianco della bara c’era Isabò che piangeva» ha raccontato.

Il teste, rievocando le volontà successorie di Marco Corini all’inizio dell’estate 2015, ha detto che nei pensieri dell’amico, da lui raccolti, da c’era anche quello di fare una donazione all’autista. Si tratta di Francesco Tralongo, «un bravo ragazzo al quale era molto affezionato». «Mi chiese anche - ha aggiunto - di adoperami per trovargli, un domani, un lavoro».

Desiderio di Marco era anche quello di prevedere un ‘legato’ per l’amico comune Giuseppe Rampini (cliente di Murciano) a fronte di un rapporto profondo e delle comuni passioni, per le armi e per l’arte. «Mi raccontò del suo intendimento di fargli avere, dopo la morte, un quadro d’autore che aveva nello studio. Voleva anche che la sua collezione di armi finisse nelle mani di Rampini».

«L’avvocato Corini - ha proseguito il professionista di Pisa- aveva una grande considerazione per la sua collega di studio, l’avvocato Giovanna Daniele, che considerava il suo delfino, e per l’altro legale con cui erano associati». Si tratta di Mirko Battaglini.

Prossima udienza il 7 maggio: c’è da proseguire il controinterrogatorio di Fabrizio Giovannini, il luogotenente dei carabinieri, che ha redatto l’informativa finale, primo teste dell’accusa; da interrogare anche un infermiere e l’imprenditore Matteo Zucchi, col quale Corini era in affari.

C.R.