Don Giulio Mignani (Foto Frascatore)
Don Giulio Mignani (Foto Frascatore)

La Spezia, 23 settembre 2019  E’ il silenzio  «talvolta disturbante», così come la totale mancanza di un rumore di fondo potenzialmente capace di produrre un «deficit sensoriale», a nuocere alla «salute». Altro che i rintocchi delle campane che scandiscono le funzioni religiose e la vita della comunità parrocchiale. Mettere la sordina al secolare din-don-dan del campanile – la «voce di Dio» per la cultura popolare cristiana –, insomma, non significherebbe solo togliere ai fedeli il loro simbolico senso di appartenenza ma anche privarli di un motivo di benessere fisico. Chi lo dice? Un esperto qualificato, un neurologo-musicologo che, intervenendo nella querelle delle campane di San Giorgio, a Bonassola, arriva alla conclusione che quel suono «va salvato». Di più: «Silenziare le campane lo ritengo oltraggioso nei confronti dell’uomo stesso». 

A parlare con toni tanto accorati è il dottor Mauro Porta, responsabile per la sezione Neurologia e psicologia del Centro Tourette e malattie extrapiramidali (Centro ricerche cliniche di neuroscienze). Con la sua lettera-perizia, lo specialista interviene nella contesa in atto ormai da mesi fra la parrocchia di Bonassola e alcuni abitanti della zona – uno in particolare – che hanno diffidato il parroco don Giulio Mignani dal proseguire con i rintocchi mattutini (anche se nel frattempo sono stati adottati alcuni accorgimenti che ne hanno in parte ridotto l’impatto sonoro). Il documento affronta con un approccio scientifico il tema del rumore delle campane, ma anche in chiave storico-letteraria, osservando che lo «scampanio tradizionale è un suono archetipico che ha grande importanza in quello che sarà lo sviluppo futuro dell’uomo». Il caso, dopo l’affollata assemblea di Bonassola del 13 settembre, potrebbe ora sfociare in una vera e propria causa civile, anche se si sta cercando di raggiungere una soluzione di compromesso con un procedimento di conciliazione. E il parere potrebbe essere, per così dire, acquisito agli atti. Don Giulio per ora non si sbilancia: «Io spero proprio che si riesca a trovare una soluzione di buon senso, senza carte bollate, comunque sarà il nostro avvocato a valutare il farsi». 

Una  scelta di mediazione auspicata in una lettera - da ieri pubblicata sulla chat dei parrocchiani ‘Bonassola in famiglia’ e rimbalzata sui gruppi Facebook legati a Bonassola - che ha raccolto ben novecento sottoscrizioni e il cui testo, così come deciso nell’assemblea, in sostanza mira a far breccia nel ‘cuore’ di chi non vuol più sentire i rintocchi. Non solo, sulla vicenda è intervenuta anche la Curia, attraverso il responsabile dell’Ufficio liturgico monsignor Paolo Cabano che in una nota indirizzata al parroco ricorda come il suono delle campane sia disciplinato da un decreto del 2003 dell’allora vescovo Bassano Staffieri in cui si dice che le parrocchie devono seguire «l’antica tradizione di suonare l’angelus nelle prime ore del mattino a partire dalle 7, alle 12 e alla sera», fermo restando il suggerimento di «regolare l’intensità del suono affinché mantengano la funzione di segno e come tale percepite da parte dei fedeli».