La Spezia, 1 settembre 2018 - C’è chi, sperando in un’adeguata remunerazione del proprio capitale, era arrivato a investire in diamanti anche 200mila euro. Altri avevano investito cifre minori, ma comunque consistenti: 50mila, 10mila, 20mila euro. Ora però hanno tutti un diavolo per capello.

Hanno scoperto, perizie alla mano, che i beni-rifugio valgono molto meno prezzo d’acquisto: meno della metà. E così si fa sempre più lunga la lista degli spezzini che, maturata la convinzione della beffa, hanno deciso di fare marcia indietro chiedendo, in sede di conciliazione, l’annullamento del contratto e la restituzione delle somme investite, con un congruo risarcimento. L’istanza muove da oltre 50 spezzini.

Non è ancora un’azione legale, ma un primo passo, del resto imposto dalla legge. Ad assistere i proprietari delle pietre preziose – acquistate in genere con un pacchetto che prevede anche la custodia in banca, l’assicurazione e il trasporto – sono alcune associazioni di consumatori e anche alcuni avvocati. Le trattative sono in corso. Dall’altra parte ci sono i rappresentanti delle società Idb Intermarket Diamond Business spa e Dpi Diamond Private Investment spa e le banche che hanno avuto rapporti commerciali con esse. Sul fronte dei legali c’è chi, come l’avvocato Luca Cozzani, in relazione ai 25mila euro versati da una sua cliente, residente a Levanto, ha ricevuto un’offerta non reputata congrua:10.500 euro e mantenimento dei diamanti che, però, da perizia valgono 8500. Insomma, alla fine la cliente ci perderebbe 4000 euro. «Non accettabile» è stata la risposta.

C’è chi, invece, ha imbracciato l’arma della querela, non formalizzata ma minacciata, sulla via del pressing per il risarcimento-danni.

«Ritenuta la rilevanza penale dei fatti rappresentati, ho ricevuto l’incarico di procedere al deposito di denuncia per tutti i reati che saranno ravvisabili ed alla richiesta di risarcimenti dei danni, quantificati in 40mila euro. Tanto premesso devo avvertire che, in mancanza di positivo riscontro, decorsi inutilmente 15 giorni dalla presente, dovrò procedere giudizialmente senza ulteriore preavviso» così ha scritto il 27 agosto, su mandato della Federconsumatori a cui si è rivolto un risparmiatore beffato, l’avvocato Alessandro Pontremoli; destinatari l’Intermarket Diamond Business spa e l’istituto di credito che ha fatto da sponda, il Banco Bpm spa. Si tratta di una delle 15 lettere-fotocopia sui blocchi di partenza, a tutela di altrettanti risparmiatori.

Il caso-diamanti, venuto alla luce con un servizio di Report, è dilagato a seguito delle sanzioni comminate dall’Autorità della concorrenza ai soggetti che avevano promosso la vendita per presunte «informazioni omissive e ingannevoli». Le società venditrici hanno però impugnato il provvedimento al Tar del Lazio; la discussione sul merito ci sarà il 18 ottobre. Le società escludono comportamenti anomali ed attribuiscono i problemi di questi mesi a informazioni distorte su forme di investimento che vanno comunque proiettate su un arco di tempo di 5-7 anni.