MATTEO MARCELLO
Cronaca

Autunno bollente. Il futuro della città tra vertenze e rilanci: "Manca una strategia"

Luca Comiti fa il punto sui nodi del territorio e avvisa le istituzioni "La sanità è un disastro, su Enel mancano progetti validi".

Autunno bollente. Il futuro della città tra vertenze e rilanci: "Manca una strategia"
Autunno bollente. Il futuro della città tra vertenze e rilanci: "Manca una strategia"

Lo sviluppo del porto che procede a rilento, la delicata situazione della sanità spezzina, il futuro dell’ex Oto Melara e della base navale della Marina. Vertenze storiche di un territorio alle porte di un autunno che sarà caldissimo. Parola del segretario generale della Cgil spezzina, Luca Comiti, che fa il punto sui temi battenti dello Spezzino.

Il porto spezzino sta vivendo vertenze importanti. A maggio la Filt aveva sollecitato l’Autorità portuale a valutare la revoca della concessione a Lsct in mancanza degli investimenti necessari per lo sviluppo dello scalo. È cambiato qualcosa?

"La concessione è stata rinegoziata e Lsct ha l’obbligo di rispettare gli impegni presi; un segnale positivo è che alla Marina del Canaletto hanno iniziato i lavori, poi dovranno partire i dragaggi. Da parte nostra vigileremo sui tempi e sul procedere degli investimenti, il nostro porto deve essere posto nelle condizioni di competere in un mercato sempre più selettivo e aggressivo ed i lavoratori devono poter operare in tutta sicurezza".

Altra nota dolente è la base navale. Le nuove assunzioni non copriranno la cronica mancanza di personale civile in Arsenale. Eppure, negli ultimi mesi sul tema occupazionale così come sul progetto Basi blu è calato il silenzio. Va bene così?

"Non va bene affatto, e lo diciamo da anni. La Base navale va rilanciata attraverso nuove assunzioni e investimenti nelle strutture e nei macchinari; in questo quadro la formazione è essenziale, anche per non disperdere un know how unico. Bisogna capire quali sono le aree della base davvero necessarie alla Marina; le rimanenti devono tornare alla città per progetti industriali, turistici e culturali".

Da mesi non si parla più del futuro dell’ex Oto Melara. In primavera si è parlato di un interessamento della tedesca Rheinmetall per l’acquisizione e di una quota, così come della partecipazione dell’azienda in un consorzio europeo. Quali sono le prospettive e gli auspici del sindacato?

"Rimaniamo fermi nelle nostre posizioni: non ci devono essere spacchettamenti di business unit e la governance dovrà rimanere italiana; e vogliamo capire bene il ruolo di Leonardo sulle eventuali Joint venture europee. Un ruolo che deve rimanere strategico con progettazione e produzione che devono restare a Spezia, salvaguardando occupazione, indotto e know how".

Sulla sanità sarà ancora un autunno caldo?

"La sanità spezzina è un disastro da tutti punti di vista: strutture fatiscenti, liste di attesa infinite, carenze di personale, problemi organizzativi; si regge sull’abnegazione e la capacità di medici, infermieri, ausiliari e oss, tutti operatori che non si risparmiano di certo e sono sottoposti a ritmi e stress impressionanti. Lo diciamo da anni, abbiamo fatto presidi e manifestazioni e continueremo a farli: serve un piano straordinario di assunzioni, serve una sanità sul territorio più vicina ai cittadini, potenziando l’assistenza domiciliare, dotare di personale le case della salute, i consultori, creando la guardia medica di quartiere, tutti elementi che contribuirebbero a decongestionare i pronto soccorsi ed abbattere le liste di attesa. E poi c’è il nuovo ospedale, da realizzare rapidamente e con soldi pubblici".

A quasi due anni dall’ultima pepita di carbone bruciata, sull’ormai ex centrale Enel vi sono ancora poche certezze. Non avete mai fatto mistero che il progetto lanciato solo pochi mesi fa non vi convinca soprattutto sotto il profilo occupazionale. Qual è secondo voi la strada da percorrere per lo sviluppo dell’area?

"Un’area così strategica a livello logistico ed industriale deve essere destinata ad industria sostenibile che crei numeri consistenti di occupati di qualità, e si caratterizzi per innovazione e sviluppo. Ad oggi non abbiamo ancora sentito progetti di questa portata, ma solo piccole cose con ritorni occupazionali che definire modesti è un eufemismo. Serve, anche qui, un tavolo che raccolga tutto gli attori in campo e che si confronti con Enel, che deve rimanere ed investire, e con il Governo.

Sulle vertenze si è persa spesso l’unità sindacale: porto, Fincantieri e Atc, solo per fare qualche esempio. Non crede che in un momento difficile e allo stesso tempo importante per il territorio e l’economia spezzina, si debba puntare sulla convergenza di intenti?

"L’unità sindacale è un valore aggiunto che va perseguito e praticato, ma non a scapito dell’autonomia dell’organizzazione sindacale. Con Cisl e Uil l’intesa è buona, lavoriamo insieme su molti temi, ma è anche normale che a volte si manifestino delle differenze di posizione. In generale, quello che manca a questa città ed a questo territorio è una visione organica e strategica di futuro ed una regia complessiva. C’è bisogno di lavoro di squadra tra istituzioni, sindacati, associazioni, c’è bisogno di una idea comune ed a lungo respiro di sviluppo. La Cgil è disponibile a sedersi al tavolo ed offrire il proprio contributo".

La nautica rappresenta un’eccellenza, ma la sensazione è che il progetto del Miglio Blu, al netto dei proclami, non abbia ancora portato a quel salto di qualità sperato. È così?

"E’ indubbio che la nautica rappresenti un settore trainante del territorio; ma, accanto ai fatturati da milioni di euro, vanno garantite dignità e sicurezza sul lavoro, specialmente per le ditte in appalto. Non ci possono essere capolarato e dumping contrattuale, lavoratori di serie A e di serie B che lavorano fianco a fianco nello stesso cantiere. E poi c’è il tema del trasporto casa-lavoro".

Si è finalmente sbloccata la vicenda della Variante Aurelia. Gli edili di Ance hanno rilanciato chiedendo nuove infrastrutture. Che ne pensa?

"I lotti rimanenti sono stati aggiudicati, ma tutto sta andando al rallentatore; ci vogliono tempi certi e rapidi: i sindacati degli edili spingono giustamente per avere una fase di contrattazione di anticipo per i vari cantieri. Sulle nuove infrastrutture siamo d’accordo con Ance, bisogna terminare le opere avviate e avviarne di nuove: waterfront, viabilità, riqualificazione dei quartieri".