Arsenale, le rsu vanno all’attacco: "Dove è finito il piano industriale?"

Le rappresentanze sindacali rilanciano mettendo nel mirino i vertici della Marina militare e la politica. La lunga lista delle officine a scartamento ridotto o definitivamente chiuse per mancanza di personale.

L’attesa per veder realizzati i propositi di rilancio dell’Arsenale militare rischia di essere ancora lunga, la pazienza delle rappresentanze sindacali è decisamente più corta. Le rsu di Marinarsen rilanciano sulle lacune della base navale, mettendo nel mirino non solo i vertici della Marina ma anche la politica, che per decenni non ha saputo raccogliere gli allarmi lanciati dalle parti sociali circa l’impoverimento – di uomini così come di strutture – dell’Arsenale. "La dirigenza militare si è caratterizzata negli ultimi decenni per una elevata mobilità e dinamismo purtroppo esplicati solo nel ricoprire nuove posizioni dirigenziali, dalle quali si procedeva poi a una vera e propria fuga per i troppi successi conseguiti: non ricordiamo alcun dirigente militare che non abbia raggiunto gli obbiettivi prefissati – ironizzano le Rsu di Marinarsen –. Purtroppo, tutti i loro successi, su cui hanno costruito brillanti carriere, li possiamo osservare quotidianamente osservando dalla finestra dei nostri uffici o guardando le nostre officine. Questa distruzione è avvenuta in tempo di pace, senza bombe ma semplicemente utilizzando un’apatia cronica dirigenziale. Alla fine il problema sono diventati i problemi".

Tante negli anni le strutture che hanno subito un progressivo ridimensionamento: non solo attività di rilievo, ma anche tutta una serie di officine, come quella meccanica, il nucleo incisoria dell’artiglieria e l’officina motori che viaggia a scartamento ridotto. Attività che rischiano di fare la fine di quelle cessate da tempo, come la conduzione e la manutenzione degli impianti di bassa e media tensione, l’officina congegnatori, la manutenzione ordinaria e straordinaria delle unità navali. Situazioni difficili anche quelle che riguardano il Museo tecnico navale, il reparto bacini, la vigilanza, le centrali elettriche e l’ artiglieria. Ridimensionamenti che pesano nell’economia della Base navale e sui quali non fanno sconti le rappresentanze sindacali. "È possibile osservare un progressivo decadimento strutturale e impiantistico dove si rileva l’incrementarsi delle attività e di servizi che vengono abbandonati per carenza di risorse e attrezzature. In una situazione paradossale – dicono le rsu – con un’incapacità fantozziana di non indovinarne una, aspettiamo il piano industriale promesso da anni, da tanti Governi, alcuni ministri, ammiragli. La risposta è sempre stata che esiste un piano industriale. È difficile poter essere fiduciosi, non serve aspettare per capire la direzione presa, il piano industriale dell’Arsenale sta diventando, come la corazzata Potemkin: una boiata pazzesca".

Matteo Marcello