Polizia ferroviaria impegnata fino a tarda sera per risalire agli aggressori
Polizia ferroviaria impegnata fino a tarda sera per risalire agli aggressori

La Spezia, 4 luglio 2020 - Zoppica vistosamente Andrea S.M., 33 anni, architetto originario di Bologna, quando sale sul treno alla stazione della Spezia per fare ritorno nella sua città dopo l’aggressione subita a Vernazza. Il ginocchio sinistro, centrato da un calcio a tradimento, porta impresso il ricordo doloroso dell’esperienza che ha segnato la vacanza del giovane emiliano e del suo compagno, di origine macedone, 25enne.

"Eravamo venuti a Porto Venere e alle Cinque Terre per festeggiare il terzo mese di fidanzamento...." dice. Erano lo specchio della felicità quando, mano nella mano, attorno alle 16 di giovedì, dal centro di Vernazza si sono incamminati verso la stazione per prendere il treno e raggiungere l’altra perla del territorio, Corniglia. Gli sguardi carichi di affetto e una carezza gentile hanno innescato le reazioni di un gruppetto di giovani. Andrea racconta: "Ci hanno seguito mimando gesti effeminati; in parallelo parole offensive e toni sprezzanti; abbiamo cercato di allungare il passo per smarcarci ma hanno continuato a seguirci, raggiungendoci in stazione. Lì siamo stati aggrediti".
 

Quanti erano?
"Difficile dirlo. Si erano mescolati ai turisti. Ad aggredirci sono stati in due".
 

Come?
"A calci e pugni, accompagnati da offese".
 

Le reazioni della gente?
"I presenti hanno preso le nostre difese; ci hanno rincuorato. Qualcuno ha chiamato la Polizia Municipale, prima ad intervenire. Gli aggressori a quel punto si sono dileguati. Probabilmente hanno preso il primo treno in partenza per La Spezia".
 

E voi?
"Eravamo doloranti, sconcertati, avviliti. Ma siamo stati sostenuti, incoraggiati. Sono arrivati anche alcuni carabinieri, poi i poliziotti. Gli agenti della Polfer ci hanno accompagnato all’ospedale e poi ci hanno interrogato per ricostruire i fatti. Abbiamo fornito la descrizione degli aggressori, come erano vestiti. Uno era a petto nudo, con un vistoso tatuaggio sul petto. Abbiamo poi saputo che è stato identificato e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Abbiamo dato riscontro attraverso il riconoscimento della foto segnaletica".
 

E’ un 19nne moldavo, gravato da diversi precedenti penali...
"Spero che finisca e in carcere e paghi per le sue azioni; spero che dopo la pena sia espulso e non abbia più modo di delinquere nel nostro Paese. Siamo intanto solidali con i due poliziotti che hanno fatto le spese della sua violenza".
 

Nessun perdono agli aggressori? Sono ragazzi da rimettere sulla retta via..
"No. Devono capire che hanno sbagliato. La giustizia deve fare il suo corso; sono contento che, vista l’aggravante dell’omofobia, non serva la nostra querela per dare corso al processo. Spero che questo faccia scuola, per loro e per tutti coloro che ancora inveiscono e aggrediscono chi è gay"
 

Soddisfatti delle attenzioni investigative?
"Soddisfattissimi. Per noi si è mosso anche un vicequestore della Digos per verificare se dietro l’aggressione ci fossero risvolti politici. La politica non centra, semmai una cultura retrograda che ha fatto da ancoraggio alla violenza".
 

Insieme a questa però anche tanta solidarietà...
"Sì. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno fatto dichiarazioni pubbliche e ci hanno rincuorato a voce. Lo ha fatto anche il sindaco di Vernazza Francesco Villa. Ci ha fatto molto piacere. Grazie! Ora dobbiamo rimetterci dallo choc; ma vogliamo tornare alle Cinque Terre: sono borghi splendidi, di brave persone".
 

Corrado Ricci
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