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Un viaggio nella Vigata di Camilleri con Pietro Montandon

In scena martedì 31 luglio al Parco Shelley di San Terenzo lo spettacolo 'Maruzza Musumeci'

Ultimo aggiornamento il 31 luglio 2018 alle 12:52
Pietro Montandon

San Terenzo, 31 luglio 2018 – Dopo la grande serata finale del 50° Festival Internazionale del jazz della Spezia, il Parco Shelly di San Terenzo, accoglie martedì 31 luglio, alle 21.15, Lunaria Teatro porta in scena 'Maruzza Musumeci', spettacolo tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Camilleri, interpretato da Pietro Montandon. Il padre del notissimo Commissario Montalbano racconta una favola ambientata nella sua immaginifica Vigata negli anni a cavallo tra 'l'Ottocento e il Novecento, e '900 che, senza scomodare il celeberrimo dirigente della polizia, racconta piuttosto delle peripezie di Gnazio Manisco – interpretato dall'attore Pietro Montandon – uomo 'terragno', legato cioè alla terra più che al mare che, in un mondo sospeso tra mito e realtà finirà però per sposarsi con Maruzza, misteriosa e bellissima giovane che scopriremo essere una sirena. Le scene sono di Giorgio Panni e Giacomo Rigalza, i costumi di Maria Angela Cerruti.

“Il mito è una fonte inesauribile di possibilità di interpretazioni del presente, delle relazioni tra le cose, i pensieri e il mondo – afferma la regista Daniela Ardini - . Anche in una 'favola' strana, inquietante come quella raccontata da Andrea Camilleri nel suo romanzo Maruzza Musumeci, la nostra nuova produzione, ritornano i motivi classici della sirena - del suo canto che uccide - e di una vendetta covata per millenni contro un Ulisse dedicato ai campi. Il protagonista Gnazio ritorna dall’America senza mai guardare il mare per dedicarsi a coltivare la terra, l’acquisto di un campo che è come un’ isola sull’acqua”. Il lavoro sul testo si è svolto nell’assoluto rispetto della parola di Camilleri, lasciando la fascinazione del racconto, di una lingua misteriosa (terragna e materica, velata e oscura). “Attraverso il susseguirsi incessante degli eventi vogliamo prendere idealmente il pubblico per mano e condurlo in un viaggio attraverso una mitologia rude, selvaggia, sensuale, popolata da Aulissi Dimare, Sirene Catananne, cani feroci ma anche attraverso la poesia, l’ironia e la levità della storia d’amore di Gnazio e Maruzza, fino al messaggio finale dell’immortalità del canto delle sirene racchiuso in una conchiglia che dona l’ultimo conforto a un soldato morente”. Lo spettacolo è a ingresso gratuito.

Marco Magi

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