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Dieci donne di Cinigiano a rischio licenziamento per la cessione della Defi-Pratesi

Il sindaco Romina Sani chiede l'intervento concreto dei sindacati e della Regione  

Ultimo aggiornamento il 19 marzo 2018 alle 13:32
Il primo cittadino di Cinigiano
Grosseto, 19 marzo 2018 - In tutto sono una sessantina le lavoratrici in Toscana a rischio licenziamento con la cessione del marchio Defi -Pratesi di Pistoia. Di queste, 10 donne sono di Cinigiano, tutte di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Donne che da una vita lavorano da casa, occupandosi del taglio, ricamo, rifiniture e stiratura di prodotti tessili, per la ditta Defi-Pratesi, marchio storico dell'industria tessile italiana, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per la qualità delle produzioni artigianali. "Perdere 10 posti di lavoro in un colpo solo ha ripercussioni socio economiche molto serie in una piccola comunità come quella cinigianese - afferma il sindaco Romina Sani - la ditta Pratesi è arrivata a Cinigiano nel 1969, tramite suor Carla e suor Gemma che vennero contattate da Athos Pratesi, padre di Federico Pratesi, l'attuale proprietario, per assumere alcune donne del paese esperte di ricamo, che potessero provvedere al confezionamento dei prodotti tessili. In quel periodo, lo Stato prevedeva sgravi fiscali alle ditte che investivano, assumendo dipendenti in zone disagiate e periferiche, quale poteva essere Cinigiano. All'inizio vennero assunte 4 donne a cui veniva fornita la stoffa che da casa dovevano ricamare e rifinire a mano. La ditta Pratesi ha sempre lavorato la biancheria e le donne impiegavano in media 10 giorni prima di rimandare in ditta il prodotto finito. Qualche anno dopo erano diventate 16 le lavoratrici di Cinigiano assunte dall'azienda. Alcune di esse sono riuscite ad arrivare alla pensione. Oggi a rischio licenziamento sono rimaste in 10. 10 donne che hanno lavorato per una vita per quel marchio, contribuendo con il loro mestiere al successo e alla bellezza dei tessuti confezionati con cura artigianale. E' assurdo che queste donne vengano abbandonate al loro destino senza che nessuno si preoccupi di tentare almeno una strada alternativa".

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