La protesta in piazza a Manciano
La protesta in piazza a Manciano

Grosseto, 25 giugno 2015 - Tanta rabbia e una via d’uscita difficile da individuare per porre fine alle stragi di pecore che imperversano sul territorio. L’ennesimo attacco ha colpito l’allevamento di Carla Masala che ha inscenato ieri mattina a Manciano una protesta, con tanto di pecore morte, a cui hanno aderito anche altri pastori della zona che hanno vissuto lo stesso dramma. «Tante parole ma pochi fatti – hanno gridato al cielo gli allevatori presenti – e intanto le nostre pecore muoiono; vorremmo sparare ai lupi, ma non si può. Ci solleva l’appoggio morale di alcune istituzioni, ma il cammino è lungo e difficile». Ieri, poche ore dopo un incontro che si è svolto al Caseificio sociale di Manciano, l’ennesimo in materia, è appunto esplosa la rabbia di un allevatore che recatosi in azienda per la mungitura ha trovato tre pecore morte sgozzate e due azzannate. Il proprietario del gregge è Carmelo Masala, che nella zona possiede altri allevamenti.

Stufo della situazione ha allertato Asl, Carabinieri e Polizia municipale, annunciando che nella mattinata avrebbe mostrato a tutti quanto accaduto. E infatti, poco prima di mezzogiorno, a ridosso della rotatoria di piazza della Pace a Manciano, c’era l’autocarro di Masala con tre pecore morte e due sgozzate. Altri allevatori, allertati dal passa parola, hanno aderito al sit-in per manifestare il proprio disagio alle iastituzioni. «Nel giro di stesso Masala ci racconta che nel giro di quattro anni ha subito la perdita di circa seicento capi, tra quelli uccisi e quelli dispersi scappati per la paura. Anche Massimiliano Rossi di Pomonte, presente tra i manifestanti, accusa delle perdite, per fortuna non rilevanti, avendo la possibilità di tenere le pecore chiuse.

Danni rilevanti li hanno subito altri proprietari: Paolo Goddi di Montauto, parla di cento capi, Giulio Dainelli, una trentina e Alessandro Bruni di La Sgrilla, una dozzina tra sgozzate e disperse. Danni molto rilevanti li ha dovuti subie anche Virgilio Manini di Saturnia: «Ricordo attacchi ai miei capi già dal 1983 ma negli ultimi cinque anni ho subito perdite per circa 200 unità nonostante le precauzioni adottate. Sono stanco, siamo stanchi perché non si trova una via d’uscita. La nostra manifestazione è nata per solidarietà ad un nostro amico, ma che coinvolge tutti per le perdite che quasi giornalmente, nostro malgrado, siamo costretti a subire. Non reclamiamo né vogliamo indennizzi, ma la riparazione dei danni subiti. Intensificheremo le manifestazioni a costo di coinvolgere regione e governo».

Bruno Bellezzi