Lupi (Foto archivio)
Lupi (Foto archivio)

Grosseto, 13 aprile 2018 - Ai lupi di mare erano abituati. Marinai, capitani di lungo corso o quelli di pescherecci che trotterellano intorno al Promontorio dell’Argentario ne hanno visti a migliaia, decine di migliaia. Sì, a volte sono arrivati affamati e non è stato magari semplicissimo in un attimo trovare il modo di farli mangiare. Del resto, soprattutto d’estate, all’Argentario se non prenoti rischi di restare a pancia vuota. Ma insomma a questo erano abituati. Meno preparati, invece, i cittadini e anche gli imprenditori turistici, hanno capito di esserlo per i lupi di spiaggia o di pineta. Sono meno di quelli portati dal mare ma hanno più fame e, soprattutto, quando vogliono mangiare hanno un approccio meno civile. D’altra parte, questi sono lupi veri. Un branco ha scelto la zona della Feniglia – lembo di terra che attraversa i territori comunali di Monte Argentario e di Orbetello – come suo habitat e averli come condomini non rassicura per niente i residenti.

Sul numero degli esemplari e sulle abitudini non c’è grande sintonia fra cittadini ed esperti: a sentire i primi «sono tanti e tutti i giorni arrivano fino ai cancelli delle abitazioni», a guardare i risultati del monitoraggio sarebbero un branco composto da un minimo di tre a un massimo di sette esemplari e i loro avvistamenti sono andati via via diradandosi. E parlare sempre di «lupo» non sarebbe neanche corretto: dei tre individui ‘tipizzati’, ovvero riconosciuti attraverso il dna ricavato dalle feci, solo uno è tale, mentre gli alti due sono ibridi. Ma i cittadini hanno altro a cui pensare rispetto a ciò che dice la scienza: «Noi – dicono – abbiamo paura per la nostra incolumità e poi temiamo anche che la presenza di questi animali possa scoraggiare l’arrivo dei turisti». E così è nato il Comitato Argentario Ambiente Sicuro che mette insieme circa 500 persone e che intende far tenere alta l’attenzione sulla questione incalzando chiunque secondo loro possa far qualcosa per ‘bonificare’ l’area dai predatori. Perché lupi o ibridi che siano, sempre di predatori si tratta. Cambia, però, il soggetto autorizzato a intervenire: sul lupo, specie protetta, mette bocca per primo il Ministero con protocolli ben delineati; sugli ibridi – che specie protetta non è per nulla – la competenza passa ad altri. Intanto, si è provato con le gabbie.

Sono state posizionate nei pressi dei centri abitati e imbottite di cose da mangiare ma il risultato è stato pari a zero. Il ‘ristorante’ non è piaciuto, al contrario di un altro – questa volta vero – dove qualche giorno fa è stato fotografato un lupo (o ibrido) che girellava nel parcheggio in pieno giorno. Ma da dove arrivano questi animali? Considerato che non sono stanziali (se non quando hanno cuccioli) e che possono fare anche 30-40 chilometri al giorno, si può ipotizzare che siano migrati da gruppi di cui si conosce la presenza nella zona di Manciano e anche di Capalbio. A Manciano ci sono le terme di Saturnia, a Capalbio si respira aria da Vip e ora l’Argentario. Saranno anche animali, ma in quanto a gusti sono dei veri signori.

Luca Mantiglioni