Il radar di Poggio Ballone (Aprili)
Il radar di Poggio Ballone (Aprili)

di Luca Mantiglioni
Grosseto, 9 settembre 2014 - GLI ADDETTI ai lavori sapevano che si trattava di una delle basi militari più importanti sin dal 1972, anno in cui entrò in servizio. Ma tutti gli altri — non solo in Italia — scoprirono l’esistenza di questa postazione arroccata su una collina della Maremma solo dopo il 27 giugno 1980, giorno in cui il Dc 9 decollato da Bologna cadde nel mare di Ustica lasciando in eredità 81 lutti e uno dei misteri più inquietanti che la nostra storia abbia mai partorito. Ma di Poggio Ballone, sede del 21° Gruppo radar dell’Aeronautica militare, non si è invece scordata la spending review e quella base, da oggi, farà un passo indietro nelle gerarchie militari con una robusta riduzione di personale salutando per sempre il 21° Gruppo (che si scioglierà) lasciando il posto alla 121° Squadriglia radar remota. Questo, in termini pratici, significa che l’organico passerà da 250 a 50 unità (ma il numero calerà fino a toccare quota 32) e che i monitor della sala operativa si oscureranno per sempre: i tracciati del radar, infatti, saranno letti dai militari delle basi di Poggio Renatico (Ferrara) e Licola (Napoli).

IL PASSAGGIO di consegne fra il comandante uscente, il colonnello Fabio Stefanizzi, e il maggiore Luca Lucetti che ne prenderà il posto, è previsto per stamani e la cerimonia segnerà un momento importante per una base la cui storia parte nel 1967, quando sulla collina di Tirli, nel comune di Castiglione della Pescaia, furono montati gli impianti di avvistamento e controllo intercettori. All’inizio poco più che una postazione, dove il personale alloggiava addirittura nelle tende, ma che poi diventò un perno centrale nella difesa nazionale e dell’intera rete della Nato. Nel 1972 contava 420 militari, organico che è salito nel tempo fino ad avere un organico di 500 persone con sofisticate apparecchiature elettroniche e un radar che svetta su un poggio a 650 metri di altezza.
Nei suoi archivi c’è più di un libro di storia, spesso pagine sfogliate solo da poche, pochissime persone. Ad esempio, un dossier sugli oggetti intercettati dal radar e mai identificati. Sarebbero almeno una decina quelli che fanno parte del fascicolo «Ufo», con l’ultimo avvistamento di oggetti rimasti senza identità risalente agli inizi degli anni Duemila.
Misteri come, appunto, quello di Ustica. Chi guardava quei monitor — sosteneva Rosario Priore, il magistrato che indagò sulla strage — ha letto la verità. Scomoda, molto scomoda. Anzi, troppo. E misteriore restano le cause di almeno 12 decessi di persone legate più o meno direttamente a quella tragedia avvenute durante il corso delle indagini. Per esempio quella del maresciallo Mario Alberto Dettori (di turno al radar quella notte, trovato impiccato), del maresciallo Franco Parisi (anche lui in servizio e anche lui impiccato), del colonnello Pierangelo Tedoldi (comandante dell’aeroporto militare di Grosseto che dette l’ordine ai due F104 di decollare per raggiunere lo spazio aereo di Ustica, morto in un incidente stradale), del capitano Maurizio Gari (master controller a Poggio Ballone, morto d’infarto a 37 anni), dell’allora sindaco di Grosseto Giovanni Finetti (investito) e di Ivo Nutarelli e Mario Naldini, i piloti degli F104 che quella notte arrivarono a Ustica. L’ultimo volo per loro fu quello con le Frecce Tricolori, a Ramstein. Si scontrarono proprio i loro due aerei. La sala operativa di quel radar, da oggi, sarà chiusa per sempre.