Il colonnello Giuseppe Adinolfi (a destra) e il colonnello Matteo Orefice
Il colonnello Giuseppe Adinolfi (a destra) e il colonnello Matteo Orefice
Sono stati sottoposti a fermo con l’accusa di tentato omicidio, rapina aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di due ragazzi di origine tunisina, di 17 e 23 anni. Sarebberoloro i responsabili dell’aggressione avvenuta una settimana fa in via Damiano Chiesa dove un 36enne, anche lui straniero, fu raggiunto da una coltellata tra l’addome e il petto a seguito di una lite avvenuta in strada per problemi legati alla droga. Operazione fulminea da parte dei carabinieri della Compagnia di Grosseto che in poco tempo hanno chiuso il caso. Un fatto molto grave che aveva accompagnato la settimana prima di Pasqua. Lo...

Sono stati sottoposti a fermo con l’accusa di tentato omicidio, rapina aggravata e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di due ragazzi di origine tunisina, di 17 e 23 anni. Sarebberoloro i responsabili dell’aggressione avvenuta una settimana fa in via Damiano Chiesa dove un 36enne, anche lui straniero, fu raggiunto da una coltellata tra l’addome e il petto a seguito di una lite avvenuta in strada per problemi legati alla droga. Operazione fulminea da parte dei carabinieri della Compagnia di Grosseto che in poco tempo hanno chiuso il caso.

Un fatto molto grave che aveva accompagnato la settimana prima di Pasqua. Lo straniero ferito era stato infatti colpito con una coltellata in mezzo ad altre persone, a due passi dal centro della città. Ed era stato salvato e soccorso dal pronto intervento dei carabinieri e del 118. Uno dei militari addirittura aveva utilizzato la sua giacca per tamponare l’emorragia e solo un’operazione complessa al polmone, effettuata alle Scotte di Siena, gli ha evitato la morte. I due aggressori e l’uomo poi ferito si erano dati appuntamento in via Damiano Chiesa per trattare la vendita di un cellulare. Da quello che è stato ricostruito dai carabinieri, visto anche dalle telecamere, il ragazzo minorenne, dopo aver litigato con il 36enne di nazionalità libica, gli ha strappato qualcosa dalle mani, probabilmente droga, ed è iniziata la colluttazione. Il 23enne ha tirato fuori il coltello e lo ha colpito. Il giovane si è allontanato con la bici e il ferito ha provato ad inseguirlo. Ma dopo poco si è accasciato a terra. Le indagini sono iniziate proprio dal riconoscimento di quella bicicletta: nera, da donna e con un cestino anteriore. I militari del Nucleo investigativo, grazie ad alcuni riscontri hanno identificato l’uomo il giorno dopo l’aggressione, alla stazione di piazza Marconi. Quest’ultimo, quando si è accorto di essere stato scoperto, è scappato a piedi. Ed è stato proprio il colonnello Matteo Orefice, comandante del Nucleo Operativo, a bloccarlo dopo un inseguimento in via Crispi e a bloccarlo. L’altro invece è stato preso a Pontedera. Il 23enne infatti, dopo essersi liberato del telefonino, si è allontanato ma alla fine è stato "tradito" dalla sua ragazza. Una grossetana di 30 anni, anche lei presente all’aggressione che, dopo qualche giorno, ha preso il treno ed è andata a Pontedera. Nel frattempo gli uomini del Nucleo Investigativo l’avevano seguita e, grazie ad un numero di telefono intercettato, che poi è risultato essere quello dell’aggressore ricercato, è scattato il blitz. E’ stato il pubblico ministero Anna Pensabene, che ha coordinato le indagini, a far spiccare il provvedimento di fermo nei confronti del 23enne. Arrestata (adesso ai domiciliari) anche la donna perchè trovata in possesso di 40 grammi di eroina che nascondeva negli slip.

"Siamo riusciti – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe Adinolfi – in poco tempo a chiudere un caso molto grave che aveva messo in apprensione l’intera comunità. Abbiamo anche scoperto che i malviventi ci chiamavano ’Serpenti’. Che questa volta però hanno attaccato e morso chi se lo meritava".

Matteo Alfieri