Un'ambulanza
Un'ambulanza

Grosseto, 5 gennaio 2017 - Una donna anziana, in fila dal geriatra, è seduta in sala d’attesa nell’ambulatorio dell’ospedale Misericordia a Grosseto. Improvvisamente si sente male e si accascia sulla sedia. Così viene allertato il 118, che si pensi arrivi in un batter d’occhio, considerando che ci si trova già nell’area ospedaliera. Invece, no: bisogna attendere mezz’ora. E’ accaduto a Grosseto qualche giorno fa. Incredibile ma vero, è uno dei tanti episodi relativi a disservizi legati alla nuova organizzazione del 118 che lo scorso 20 dicembre ha visto accorpare la centrale operativa di Grosseto a quella di Siena. Quest’ultimo caso viene segnalato dal presidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori Rolando Boni, direttamente interessato.

"Mia moglie – racconta – doveva fare una visita ambulatoriale quando si è sentita male e ha perso i sensi. I medici sono intervenuti subito, le hanno misurato pressione arteriosa, ossigenazione del sangue e altri parametri. Ma non si riprendeva. Così con gli stessi medici si è deciso di chiamare il 118. Eravamo già dentro l’ospedale, seppur in una ala diversa rispetto al pronto soccorso, ma abbiamo dovuto attendere una buona mezz’ora".

Boni non vuole gettare la croce su medici e paramedici, "che sono – sottolinea – dei veri e propri angeli". E nemmeno addosso ai dirigenti Asl. "Sbagliata e ingiusta è la decisione di portare la centrale del 118 a Siena, sostiene". E a conforto di questa tesi, cita un altro episodio che per ironia della sorte ha avuto per protagonista sempre sua moglie.

"Verso le 10 del 31 dicembre stavamo camminando in centro quando mia moglie è inciampata ferendosi a uno zigomo. Ho visto uscire molto sangue, mi sono impressionato e ho chiamato il 118. A circa venti minuti dalla telefonata dell’ambulanza però neanche l’ombra. Allora abbiamo richiamato e al centralino hanno risposto che non vi erano mezzi disponibili perché impegnati in altre emergenze. Non mi è rimasto altro da fare che arrangiarmi con una macchina privata".

Così sostiene l’uomo, ma la versione dell’Asl è diversa: "Riascoltata la telefonata – precisa l’ufficio stampa aziendale – emerge che la seconda telefonata al 118 è stata effettuata dieci minuti dopo la prima, e non venti. Inoltre alla seconda chiamata l’operatore ha rassicurato i chiamanti che l’ambulanza stava per arrivare e che era questione davvero di pochissimi istanti. A quel punto sono stati gli stessi che avevano chiamato a rifiutare il mezzo di soccorso, uscito con codice verde, e a scegliere di andare al pronto soccorso in maniera autonoma".