Firenze, 27 giugno 2018 - L'idea è venuta a un imprenditore che già aveva molto di visionario. Ed è un'intuizione che interviene su un tema caldissimo in questi anni: la privacy in Rete. Stefano Bargagni, sessant'anni, da circa trenta imprenditore della Rete, ha battezzato il suo "Morphcast".

Si tratta di un sistema che, attraverso l'occhio della telecamera dello smartphone o del computer, "legge" il volto umano e capisce l'età e il sesso dell'utente. Per fornire in questo modo ai siti che l'utente stesso visita solo le informazioni necessarie a profilarlo per le pubblicità mirate.

Un superamento del vecchio "cookie", il "biscotto" che cediamo ogni volta che apriamo un sito internet, quel codice nel quale sono contenute tutte le nostre informazioni che vengono poi custodite dai siti stessi. E usate per quando torniamo, per fornirci pubblicità mirata alla nostra età e interessi. "Ho fatto nascere uno dei primi e-commerce negli anni Novanta.

Adesso voglio diminuire le intrusioni del "Grande Fratello" nei dati della gente - dice Bargagni - Google ad esempio ci fornisce servizi sicuramente interessanti e utili. Ma non è necessario che noi dobbiamo cedergli tutte le nostre informazioni".

Quindi Morphcast, il sistema brevettato con Cynny, la sua azienda, serve proprio a mantenere la privacy dell'utente...

"Esatto. Il sistema in sé è semplice: sfruttare la telecamera dei nostri smartphone, quella interna, quella rivolta verso la nostra faccia: è attraverso la persona che il sito che visitiamo riconoscerà chi ha davanti (se un uomo, una donna, un ragazzo o una persona più anziana) e fornirà soltanto questi dati necessari al sito. Il resto dei dati rimarrà in morphcast, nel nostro telefono. E verranno ceduti solo quando ce ne sarà bisogno". 

In quali altri campi può essere applicato Morphcast?

"Usando la telecamera, un sito che pubblicizza un prodotto può leggere, attraverso la telecamera, anche lo stato d'animo dell'interlocutore. E così possono essere creati video pubblicitari per Morphcast con più sviluppi e più finali. Se a una scena l'utente sorride, gli sarà presentata una certa scena successiva. Se invece resta serio gliene sarà presentata un'altra. Morphcast è anche una barriera per i contenuti vietati ai minori. Che non si apriranno se la telecamera riconoscerà che l'utente che sta cercando di aprire un contenuto è un bambino o comunque un minorenne. Penso che la filosofia giusta sia dare più potere agli utenti, non è giusto che fino ad ora si sia fatto business miliardario sulla raccolta dei dati senza che l'utente lo sappia". 

Come è stato accolto questo "sistema fiorentino" dalle grandi aziende digitali?

"Abbiamo limato le ultime cose. Siamo in trattativa con Facebook. Aprendo Facebook dal web Morphcast funziona, c'è da mettere a punto il funzionamento con l'app. All'esordio partiamo con il mercato di Londra e della Silicon Valley, ovvero le grandi aziende californiane. I primi test sono andati bene e abbiamo già accordi. E' chiaro che, come avviene sempre nel mercato, una novità viene accolta lentamente all'inizio. Le aziende sono titubanti nell'accogliere per prime una nuova tecnologia. Siamo molto fiduciosi, nel team di Cynny ci sono ottimi ingegneri, questa tecnologia può davvero prendere piede".