Firenze, 1 dicembre 2016 - Il turismo toscano vola on line, ma ci sono ancora margini per migliorare, lanciando sul web le eccellenze del luxury, della moda e del made in Italy. Parola di Fabio Galetto, direttore di Google Italia, intervenuto  a Firenze, alla Bto (Buy Tourism on Line), ovvero la fiera del turismo che si propone, sceglie, prenota e acquista sul web.

Lo abbiamo intervistato al termine dalla conferenza che ha tenuto di fronte a un pubblico di addetti ai lavori e appassionati di internet e nella quale ha illustrato tutte le novità di Google nel settore viaggi, da Google Destinations a Google Flights, da Google Hotels fino alla recente App Google Trips, scaricabile e consultabile anche off line.

A che punto è, in Toscana, la promozione turistica on line?

«Devo dire la Toscana è una delle regioni ad aver avviato in maniera più solida un percorso digitalizzazione in questo ambito. Chiaramente non è facile stare al passo con i tempi, date le continue variazioni e innovazioni, ma c’è uno sforzo notevole, sia a livello istituzionale che da parte dei singoli operatori turistici».

Cosa si potrebbe fare per crescere ancora?

«Un settore da presidiare di più è sicuramente quello del fashion luxury, ovvero del lusso e del super lusso nel campo della moda. Per molto tempo si è fatta, in questo ambito, una scelta di non pubblicizzazione on line dei prodotti, per creare più ‘allure’, per dare l’idea che si trattasse di oggetti di nicchia, non accessibili a tutti e ovunque. Adesso però anche questo mercato sta cambiando e la presenza on line è fondamentale. Nel caso della Toscana poi potrebbe anche attrarre di più uno specifico e importante segmento turistico».

Che andamento notate nelle ricerche on line relative a viaggi e destinazioni?

«Rispetto allo scorso anno abbiamo avuto un aumento delle ricerche del 15%, ma un calo dell’11% della finestra temporale, ovvero della permanenza sulle pagine cercate. Questo può voler dire molte cose: sicuramente anche che gli utenti spesso non trovano quello che cercano. La sfida è anticipare le richieste e i desideri di chi naviga. E per questo, ma non solo per questo, una delle nuove frontiere è la cosiddetta «intelligenza artificiale»».

Ci spieghi meglio.

«Il futuro della digitalizzazione è la possibilità di sviluppare algoritmi in grado di apprendere e dominare una casistica talmente ampia da poter essere un passo avanti all’azione. Penso per esempio alle auto in grado di guidare da sole, ma anche alla capacità di apprendere, non accumulando semplicemente i dati, ma incrociando più informazioni diverse. Stiamo lavorando molto su questi aspetti anche per Google Photos e Google Translate, nel primo caso con algoritmi in grado di organizzare le gallerie di immagini in modo sempre più autonomo, riconoscendo contesti e persone; nel secondo puntando alla capacità di cogliere il senso vero dalla frase e non solo le singole parole».

Lei ha tre figli: come li guida nell’approccio con computer e tablet?

«Diciamo che mi resta un po’ difficile rimproverarli se stanno troppo al Pc… sono poco credibile. Però cerco di invogliarli a utilizzarlo in modo intelligente. C’è un punto importante però che va evidenziato: per la prima volta nella storia dell’umanità sono i figli a insegnare ai genitori, nell’uso dei dispositivi informatici. Succede anche a me. E c’è poi un aspetto che un po’ mi spaventa: il 90% dei lavori che esisteranno fra 20 anni oggi non ci sono ancora. In questo contesto diventa difficile guidare i figli verso una formazione che sia davvero efficace».