Chissà se stavolta, per restituirgli il favore, Daniele Bonera (foto) sceglierà di regalare a Prandelli i primi punti in campionato della sua nuova avventura in viola. Forse non lo ammetterà mai ma l’allenatore ad interim del Milan, promosso alla guida dei rossoneri in attesa che Pioli e Murelli si negativizzino dal Covid,...

Chissà se stavolta, per restituirgli il favore, Daniele Bonera (foto) sceglierà di regalare a Prandelli i primi punti in campionato della sua nuova avventura in viola. Forse non lo ammetterà mai ma l’allenatore ad interim del Milan, promosso alla guida dei rossoneri in attesa che Pioli e Murelli si negativizzino dal Covid, deve molto (se non tutto) alla figura del mister della Fiorentina. Fin da quando cioè, in quel 2002 magico per il Parma, il tecnico di Orzinuovi (città a pochi chilometri da Brescia, dove è nato Bonera e che oggi è per la serie A fucina di tanti allenatori, da Pirlo a De Zerbi) scelse di prelevare dalle Rondinelle il giovanissimo Daniele, col quale in gialloblù ha vissuto un biennio ricco di soddisfazioni: due quinti posti a un passo dalla Champions (raggiunta più tardi a Firenze), il lancio di giovani talenti ma, soprattutto, la scoperta di un gruppo di "fedelissimi" che poi non hanno più abbandonato Cesare: da Mutu a Frey, passando per Gilardino e Marchionni.

Tra questi c’era anche il ventunenne Bonera, che proprio al primo anno della gestione Prandelli ha trovato l’unico gol nei professionisti della sua carriera, quello realizzato contro il suo ex club, il Brescia. Il rapporto, tra i due, sarebbe potuto proseguire pure in viola ma prima ancora che la Fiorentina potesse fare un’offerta per acquistarlo arrivò il Milan, la squadra per cui il difensore aveva sempre tifato da piccolo e che negli anni gli ha permesso di vincere cinque trofei. Nella parentesi azzurra di Prandelli, infine, i tanti problemi fisici (tra cui la frattura della rotula) non hanno mai permesso a Bonera di guadagnarsi una convocazione.

A. Giann.