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Romeo Menti: campione del Grande Torino, con il viola nel cuore

Il 4 maggio del 1949 l'ala destra vicentina morì nella tragedia di Superga. L'amicizia tra granata e gigliati nasce anche nel suo ricordo

di ROBERTO DAVIDE PAPINI
Ultimo aggiornamento il 7 settembre 2018 alle 19:56
Romeo Menti in maglia viola

Firenze, 4 maggio 2018 - Un distintivo viola vicino al cuore:  il 4 maggio 1949, nello scenario tragico della sciagura di Superga, questo "dettaglio" illustra meglio di qualsiasi altra cosa il legame indissolubile tra Romeo Menti (per tutti solo "Meo"), Firenze e la Fiorentina. Menti, splendida ala destra del Grande Torino, muore con i suoi compagni di squadra nel terribile incidente aereo che sconvolse l'Italia. Ma quel 4 maggio (il prossimo anno saranno 70 anni) ha un significato particolare nel cuore dei tifosi viola. 

Infatti, si racconta che quando viene trovato il corpo di Menti tra i rottami dell’aereo finito contro la collina di Superga, sul risvolto della giacca bruciacchiata c’è il distintivo della Fiorentina, la sua Fiorentina. Proprio grazie a quel distintivo (oggi conservato nel Museo del Calcio di Coverciano, a Firenze) serve all'ex ct azzurro Vittorio Pozzo per riconoscere la salma di Menti.

Tra i tanti motivi di amicizia tra granata e viola c’è proprio il ricordo di un campione legato a entrambi i colori. Menti nasce a Vicenza il 5 settembre 1919 in una famiglia di calciatori (ben tre fratelli calcano i campi da gioco, uno fino a giocare nella Juventus): esordisce a soli 16 anni e arriva in viola nel 1938 quando ha 19 anni.    

I viola, retrocessi in B, vogliono subito risalire in A e il contributo di Menti (17 gol in 29 partite) è fondamentale per la riconquista della massima serie e per la vittoria della coppa Italia, il primo trofeo nella storia della società viola. In tutto, dal ’38 al ’41, Romeo Menti gioca 75 partite e segna 44 reti con la Fiorentina.

Il suo talento lo porta nell’orbita di molti club e così passa al Torino dove, nel 1942/1943 vince il suo primo scudetto, poi altre tappe fino al ritorno in viola nel 1945/1946 (18 partite, 7 gol) e poi ancora al Toro dal 1946 al 1949, fino a quel tragico 4 maggio 1949, quello di Superga.  

Non c'è dubbio che Firenze sia una tappa centrale nella vita del campione vicentino, come calciatore e come uomo: qui fa il suo esordio in azzurro (il 27 aprile 1947 contro la Svizzera, segnando una tripletta) e nel capoluogo toscano incontra la donna della sua vita, la moglie Giovanna, che è appena 25enne quando avviene la tragedia di Superga e si trova sola con due figli piccoli, Titti e Cristiano.

E' molto probabile che Meo pensase di terminare la carriera a Firenze e di restare legato ai colori viola, magari come dirigente.  Un futuro che non è stato possibile vivere, purtroppo, consegnando Menti al Pantheon viola (oltre che granata, ovviamente), facendolo diventare una sorta di eroe amatissimo dai tifosi della Fiorentina degli anni ’50 e oltre. A Firenze, comunque, in qualche modo Meo è tornato: è sepolto nel cimitero monumentale della Misericordia all’Antella e il colore viola non è mai andato via dal suo cuore. 

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