Il portiere viola Lafont (Fotocronache Germogli)
Il portiere viola Lafont (Fotocronache Germogli)

Firenze, 24 agosto 2018 - Modi di fare da ragazzo ben educato; un gigante buono dall’alto dei suoi 195 centimetri. Tono della voce basso, ma non scambiatelo per timido perché i concetti arrivano precisi, secchi e senza esitazioni. Unico vezzo, due orecchini. Alban Lafont sa bene cosa vuole e quanto pesa la maglia numero 1 della Fiorentina, carica di tradizioni e responsabilità.

Si ha la sensazione di avere a che fare non con un ragazzo appena 19enne alla sua prima esperienza all’estero. No, assolutamente. E’ molto più maturo di tanti suoi coetanei, tanto da non lasciarsi abbagliare dalle luci della ribalta, sapendo che la strada per il successo è lunga e nasconde insidie. Questo non lo spaventa, come lavorare perché, come sostiene lui, ha ancora tanto da imparare. Riconoscerlo non è poco. Come avere i mezzi per diventare...numero 1.

Abbiamo letto tanto su di lei, ma chi è Alban Lafont? «Ho 19 anni, sono nato a Ouagadougou in Burkina Faso e oggi sono un giocatore della Fiorentina, e questa per me è una grande sfida».

Iniziamo da qualche curiosità, per conoscerla meglio. Tanti suoi colleghi sono super tatuati. E lei?

«No, non sono tatuato».

Magari ha una sua mania, una scaramanzia?

Neanche quella. Non ci credo».

Qual è il suo portafortuna?

«Una croce che porto sempre con me, non ne ho altri».

Che macchina ha?

«Ho una Range Rover, che dalla Francia mi sono portato in Italia».

A proposito, è qui da solo o con la famiglia?

«Qui vivo con mio fratello, Florian».

Ha smesso di studiare oppure frequenta qualche corso universitario?

«No, ho terminato i miei studi con il liceo».

Al di fuori del calcio, qual è il suo hobby?

«Il pallone mi assorbe completamente, non ho praticamente tempo di dedicarmi ad altro».

I social network fanno parte della sua generazione e tra i calciatori sono in voga.

«Lo so, ma io non li uso spesso, ma li vedo in maniera positiva, soprattutto se gestiti al meglio».

In che zona di Firenze abita?

«Ho scelto Fiesole».

Cosa ha scoperto di Firenze?

«E’ una città straordinaria, con un cento storico semplicemente eccezionale. Non mi aspettavo una realtà così piacevole; una bellissima scoperta. In una parola, magnifica».

Un posto che l’ha stregata?

"Sono rimasto affascinato dal Duomo. Mi ha tolto il fiato».

Ora il calcio. Ci racconta la sua trasformazione da centravanti a portiere?

«Come sempre succede, ho cominciato da ragazzino a giocare a pallone. Il ruolo di portiere mi era sempre piaciuto, ma giocavo davanti. A 12 anni, mancava un portiere e da lì è cominciato tutto».

Nelle prime amichevoli è apparso subito a suo agio proprio con i piedi. Questa trasformazione l’ha aiutata?

«Si, molto, anche perché, specie nel calcio moderno, il portiere deve essere molto abile anche a giocare la palla con i piedi. Deve essere preciso. Per questo bisogna sempre lavorare nel quotidiano».

Chi è il giocatore a cui si ispira?

«Guardo un po’ tutti i grandi portieri, non mi limito a uno in particolare».

Le diciamo qualche nome. Sarti, Superchi, Galli, Toldo, Frey... la Fiorentina ha una grande tradizione in porta. Una bella responsabilità.

«Sì, lo so. Conosco questa tradizione importante di portieri che mi hanno preceduto e che hanno fatto grande la Fiorentina. Un pizzico di pressione c’è, ma non è che uno stimolo per cercare di fare bene e dare il mio un contributo per vincere».

I tifosi viola sembra che l’abbiano già adottata. E loro sono molto esigenti…

«E’ bello, ma ancora la stagione deve cominciare. Sono felice che mi apprezzino».

Quando ha lasciato il Tolosa, i suoi ex tifosi hanno vissuto l’addio come un….furto. Che idea si è fatto?

«Penso sempre a far parlare il campo, comunque a dare il meglio di me sul rettangolo di gioco. Queste sono un po’ le regole non scritte del mondo del calcio: le polemiche ci sono ad ogni trasferimento».

Più volte l’hanno paragonata a Donnarumma. E’ così?

«Donnarumma ha già fatto belle cose con il Milan, ha grande talento, ma io sono io e lui è lui».

Lei più forte...

«No (ride, ndr), non volevo certo dire questo. Siamo entrambi giovani, ciascuno di noi ha le proprie qualità e i i propri difetti».

E lei su cosa deve migliorare?

"Direi su tutto. Sono venuto in Italia anche per questo, per migliorare: non mi sento affatto arrivato».

Cosa pensa della squadra?

«La Fiorentina è un club molto importante, con una tradizione storica alle spalle da non sottovalutare. Questa è una grande squadra, c’è un bellissimo stadio, dei tifosi calorosi: ho scelto Firenze anche per questo».

E poi c’è Pioli...

«E’ un allenatore esigente, molto vicino ai giocatori. E’ un ottimo tecnico. E’ portato naturalmente a dare il meglio di sé perché crede che i suoi giocatori siano i migliori possibili: così diamo tutti il massimo».

Chi è per lei il compagno più importante?

«Direi tutti i francofoni perché parliamo la stessa lingua».

Che obiettivi ha Lafont?

«In campionato vogliamo fare meglio rispetto alla passata stagione, dunque con un buon piazzamento in classifica».

In carriera, cosa vorrebbe vincere?

«Tutto il possibile».

Ha mai pensato alla Nazionale maggiore?

«Sì, ma sono ancora molto giovane: devo migliorare per arrivarci».

In Italia abbiamo letto che è l’erede di Areola...

«E’ molto giovane anche lui. Io lo sono di più, quindi forse è per questo che pensano possa essere un po’ il suo erede. Gioca già in grande club (il Psg, ndr), ha già fatto parte della spedizione che ha vinto la Coppa del Mondo».

Sogna mai di giocare in una competizione europea?

«Si, sarebbe bellissimo».

C’è una promessa che vorrebbe fare ai suoi nuovi tifosi?

«Non saprei, l’unica cosa che posso garantire è che darò il massimo per arrivare il più in alto possibile».

Conosce già la rivalità contro la Juventus?

«Si, mi hanno detto che questa partita è uno show a se stante».

Cristiano Ronaldo è un nuovo giocatore della Juve: ha già pensato a come fermarlo?

«Si, è un ottimo giocatore che ha contribuito ad innalzare il livello del campionato italiano. Cercheremo di fare una gara perfetta».

Lei ha già giocato contro Neymar e Ibrahimovic: sarà la stessa cosa?

«Aspetto che a parlare sia il campo: tutti questi giocatori sono campioni molto forti, ma noi potremo cercare di fare il meglio possibile per cercare di vincere».

A proposito, quanti rigori ha parato in carriera?

«Uno, in Ligue 1».

Più i tre in Germania con la Fiorentina.

«Si, ma era un’amichevole...».

(Ha collaborato Francesca Bandinelli)