Calcutta
Calcutta

Firenze, 28 febbraio 2016 - Per anni la scena romana, dopo i fasti degli anni Settanta con De Gregori e Venditti, sembrava un po’ in calo. Da qualche tempo c’è un indubbio risveglio, sia dal punto di vista artistico – Fabi, Silvestri, Gazzè, ma anche il Muro del canto e Mannarino - che per quanto riguarda l’interesse del pubblico che, dopo gli applausi agli storyteller capitolini di tutti gli stili, ha aperto i fari sui cantautori laziali. Non stiamo parlando di Tiziano Ferro, ma di un suo giovane compaesano: Calcutta, il cantautore indie rivelazione del momento, che giovedì sarà a grande richiesta e già quasi sold out, in concerto alle 21,30 all’Auditorium Flog.

COME È SUCCESSO con Brunori Sas, Marco Parente, la platea fiorentina si è dimostrata sempre molto attenta al nuovo che avanza dell’indie tricolore. Dopo averlo applaudito a gennaio in un Tender tutto esaurito, si attende una calda accoglienza anche alla Flog per l’ultimo caso eclatante della giovane canzone d’autore. Il cantautore che ha stropicciato Battisti e sgualcito Vasco Rossi, si è dimostrato (in due album e poco più) una straordinaria e inedita via di mezzo tra I Cani e Vasco Brondi e le sue Luci della Centrale Elettrica, tra il Bugo degli esordi, Tricarico e Rino Gaetano.

C’È GRANDE attesa per l’esibizione di Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, un alt- crooner ventiseienne di Latina, che dà il meglio esaltando con estro e originalità un moderno pentagramma che avvolge e impreziosisce le emozioni semplici e dirette che muovono i suoi testi in cui esplodono con morbido fragore amori e inquietudine, storie di tutti giorni, noia, gioia e disperazione. Una sorta di tropicalia, di tropicalismo made in Lazio, che fa da colonna sonora ideale a un cantautorato 2.0, un mondo di canzoni che indagano con attenzione, ritmo e originalità un immaginario attento alla provincia. Flash puntati su Latina, Frosinone, Pomezia, sui confini dell’Impero romano, anche nel suo nuovo e interessante album «Mainstream», che presenterà dal vivo nel set fiorentino. Un disco di alt pop ricco di spunti lontani dal coro, che descrive la vita dei giovani nelle campagne e nelle città laziali nate nel Ventennio fascista e rinforzate come non luoghi – o comunque spazi dormitorio - negli anni Cinquanta. «Mi piacciono Battisti, Dalla, anche Carboni, ma il mio preferito forse è Caetano Veloso« ha ammesso Edoardo, salvo poi intonare canzoni che si avvantaggiano di atmosfere e rime intime e dissonanti, pezzi che cantano gite pontine, che immortalano, con uno stile decisamente contemporaneo grandi e piccole cose, storie di vita, amori veri o immaginati.

CON L’URGENZA vitale, ma anche con il disincanto tipico dei nostri giorni. Sarà per il suo approccio minimale o per quell’aria un po’ svogliata un po’ bohemien (che lo contraddistingue dal vivo e su YouTube con migliaia e migliaia di clik) , ma questo tour di Calcutta sta ottenendo dovunque grandi consensi e sold out.