Firenze, 25 marzo 2014 - NON ESISTE ancora un progetto, un piano sanitario e sociale integrato, per cui i pazienti affetti da demenza (tra cui la malattia di Alzheimer) e i loro familiari possano essere presi in carico da un unico servizio. E’ spesso complicato per chi ha un genitore che si ammala di Alzheimer trovare il percorso giusto per accedere alle cure e agli aiuti sociali. In questa pagina spieghiamo i passi principali da muovere per facilitare un cammino a ostacoli. Quando si sospetta che una persona in famiglia soffra di demenza, la prima mossa è andare dal medico di famiglia che si impegnerà in una doppia direzione. Per la cura vera e propria del paziente, unicamente dal punto di vista medico, verrà prescritta una visita specialistica neurologico geriatrica da prenotare tramite Cup metropolitano (o chiamando il numero 840.003.003 o andando di persona agli sportelli dell’Asl).

LA RETE degli ambulatori per i disturbi cognitivi della Asl 10 dove vengono presi in carico i pazienti con Alzheimer o altre forme di demenza è coordinata da Maristella Piccininni, della Neurologia di Torregalli dove lavorano in équipe neurologi e geriatri, disponibili anche in altre sedi territoriali che troverete elencati nell’articolo a piè di pagina. In questi ambulatori viene effettuata la prima visita e, dopo la valutazione, il paziente viene preso in carico. Ogni due mesi dovrà ripresentarsi per una visita di controllo, anche con i familiari che lo seguono, per la prescrizione dei farmaci e per gli aggiustamenti della terapia. Ogni 6-8 mesi viene effettuata una visita di valutazione cognitivo comportamentale (per rendersi conto se ci sono stati peggioramenti). Nel corso del 2013 sono arrivati circa 4.000 pazienti. Il percorso, però, non finisce qui. Una volta preso in carico il paziente dal punto di vista medico, per le famiglie è ancora aperto il capitolo della gestione del malato. A casa con l’ausilio di infermieri o badanti? Con ricovero in residenza sanitaria assistita? Con l’aiuto del centro diurno? Per questo è necessario tornare dal medico di famiglia per ottenere la richiesta di visita all’Unità di valutazione multidisciplinare: il medico prepara una scheda clinica con cui i familiari vanno al servizio sociale del Comune per richiedere la non autosufficienza. Qui dovrà essere consegnata la cartella clinica compilata dal medico, dovrà essere fornito l’Isee personale e del nucleo familiare. Vengono fatte domande e test per valutare la gravità del caso, sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista sociale, per gli aiuti e il contributo economico.

DA QUI il plico viene inviato all’Unità di valutazione multidisciplinare che stabilisce il grado di gravità da 1 a 5: insieme alla famiglia poi si può optare per l’assistenza familiare, con un infermiere a domicilio, l’ausilio di un centro diurno dove il paziente può trascorrere alcune ore o l’intera giornata, il ricovero in rsa. Un paziente su quattro finisce in una residenza sanitaria assistita.
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