Dario Nardella (Marco Mori / New Press Photo)
Dario Nardella (Marco Mori / New Press Photo)

Firenze, 27 giugno 2018 - «Non ho comprato nessun biglietto per Roma o Bruxelles perché mi piace stare a Firenze e voglio restarci, perché sto bene con i miei cittadini e credo che i miei cittadini stiano bene con me». Il sindaco Dario Nardella traccia, netto, il suo futuro prossimo venturo.

«A questo punto sono ancor più determinato di sabato scorso, prima delle elezioni, nel proseguire il progetto di cambiamento di Firenze. Perché ho avuto un’ulteriore conferma che le nostre azioni che sono fatte di umiltà, rispetto e pragmatismo, sulla città come sull’area fiorentina, sono state sempre premiate dai cittadini. E’ successo così per il referendum, per le Politiche e le Amministrative a Campi e Impruneta. Quindi tutti i segnali che i fiorentini ci danno sono di conforto e di spinta».

Eccola, senza se e senza ma, condita anzi con un pizzico di slancio polemico, la candidatura di Dario Nardella al secondo mandato come sindaco di Firenze.

Finora l'inquilino di Palazzo Vecchio era rimasto in surplace, pur avendo già convocato in almeno un paio di occasioni le sue truppe di volontari per mettere in piedi la nuova macchina elettorale della prossima primavera. A dicembre 2017 intervistato da La Nazione – aveva detto – «di avere ancora tanto da lavorare per portare a termine i tanti progetti impostati per la città», da qualche settimana in qua – però – aveva invece ribadito più volte di «voler aspettare l’inaugurazione delle due linee della tramvia per poter dimostrare ai cittadini di guidare un’amministrazione che sa fare le cose».

Ora, dopo le polemiche (e i fantasiosi scenari) legate ai risultati elettorali nazionali prima e ai ballottaggi per le comunali poi, Nardella non ha più voglia di tergiversare: «Semmai – chiude la partita – devo fare una cosa, insistere ancora di più nelle cose che stiamo facendo».

Così, in vista delle sfida per la riconquista della poltrona che dovrà affrontare nella prossima primavera, ha lanciato i concetti fondamentali della sua azione di governo: «Trasporto pubblico, per noi fondamentale; lotta al degrado, che significa buche, viabilità, verde pubblico, pulizia e riqualificazione delle periferie; attenzione alla persona, alla famiglia e agli anziani. Su questo noi andiamo avanti».

E oggi in piazza confermerà anche «il no al razzismo e sì alla legalità». Non ha voglia di commentare le vicende nazionali del Pd, dalle proposte dell’ex ministrio Calenda sul «superamento del partito» alle frenate del segretario reggente Martina che difende strenuamente un «ripensamento del partito», ma alla fine sbotta e la butta sul pratico: «Do un consiglio ai dirigenti romani del mio partito. Non c’è bisogno di studiare libri di politica, vengano a vedere le tante città dove il Pd governa e le cose funzionano, dove c’è il consenso dei cittadini. Studino quelle città dove domenica abbiamo vinto. Ecco, ripartiamo da lì, senza grandi formule teoriche che i cittadini non capiscono». La sua è una analisi chiara: «Il Pd – spiega – ha vinto dove non ha litigato, non ha perso tempo nelle divisioni, e dove le amministrazioni hanno lavorato al fianco dei loro cittadini».