Firenze, 30 settembre 2018 - Tre obiettivi per il rilancio. Il Pd toscano vuol rinascere sotto la nuova segreteria. L’offensiva è firmata Simona Bonafè, attuale europarlamentare, supercandidata alle primarie dopo la vittoria ai congressi in tutta la regione, in attesa del voto dem del 14 ottobre contro l’orlandiano Valerio Fabiani.
«Primo: smettere di litigare dentro il nostro partito – sottolinea Bonafè – i nostri avversari sono fuori. Secondo: parlare alla gente dei problemi della gente. Sanità, lavoro, sviluppo, imprese, scuola, infrastrutture. Terzo: essere capaci di smontare il bluff che il governo sovranista gialloverde sta vendendo agli italiani». 
Pd al bivio. Rinascere o soccombere. Renzi ha detto che serve una resistenza civile. E’ pronta?
«Soccombere? Sia mai. Bisogna semmai reagire. Anche perché oggi la Lega col 17% sta sostanzialmente dettando la linea in Italia. Sono pronta per la resistenza perché penso che questo sia una governo che sta dimostrando di credere di più alla stabilità del proprio elettorato che alla stabilità dell’intero Paese».
Il Pd in piazza. Per dire cosa?
«Che i dem sono alternativi a questo governo che sta creando il proprio consenso dividendo il Paese sul rancore, sulle paure, sulle guerra tra poveri. Per dire che vogliamo costruire a partire dall’Europa e non distruggere. Il nostro è un progetto politico e culturale».
La partecipazione. Ai congressi toscani ha toccato il 40 per cento al massimo. Un problema, non crede?
«Il 40 % degli iscritti sono andati a votare. Si può fare di più, indubbiamente, però guarderei anche il dato assoluto: 15mila persone sono venute ai congressi, hanno dibattuto e ragionato insieme. Pensiamo che la Lega nel 2017, quando fece le primarie, in tutta Italia coinvolse 8.000 persone per incoronare Salvini leader. Il Pd ne ha chiamate a raccolta il doppio nella sola Toscana per il segretario regionale. Colgo la voglia di riscatto delle 15mila persone e ripartiamo da qui».
Fiducia. Come ricreare un rapporto virtuoso col vostro popolo? 
«Intanto smettere di litigare tra di noi. L’avversario si chiama Lega, si chiama 5Stelle. E poi se la smettessimo di litigare potremmo tornare tra la gente a suscitare speranze, a partire dalla proposte e dalle questioni che interessano quotidianamente i cittadini. Basta con le beghe autoreferenziali del Pd».
La base chiede più dibattito su errori e prospettive e meno discussioni sui nomi. E’ d’accordo?
«Auspico un superamento della discussione sui nomi, è certo. Dico anche basta alla ricerca delle cause della sconfitta: quattro mesi sono stati sufficienti. Mentre si discute, la Lega avanza. Parliamo di problemi della nostra Toscana e di eccellenze. Io vivo qui da 20 anni e ci sono valori fortissimi: ripartiamo da ciò per evitare che sia terreno di conquista dei sovranisti».
Il governatore Rossi ha detto a La Nazione che è necessario superare Pd e Leu per un nuovo soggetto politico. E dell’ apertura alla società civile. 
«Premetto che ho stima in Rossi e nella sua storia come uomo di sinistra anche se non ho condiviso il suo posizionamento politico recente. Il mio primo compito di candidata alla segreteria regionale è di rimettere in piedi il Pd toscano come perno, e ripeto perno, in un sistema nuovo di alleanze e di apertura anche al civismo, all’associazionismo, al volontariato, a tutti quei mondi che fanno della Toscana una terra ricca di valori».
Firenze e Prato contendibili dal centrodestra. E poi la Regione.
«Ricordiamo anche Livorno dove, sia ben chiaro, il Movimento 5Stelle non è di sinistra. Il nostro banco di prova sono le amministrative, è vero. Io sono chiamata a fermare l’offensiva del centrodestra. E sono convinta che tutti insieme ce la faremo se smettiamo di dividerci come fatto a Siena e Pisa».
Sindaci da confermare?
«Io sono per il bis di chi ha fatto bene come Nardella e Biffoni».
Mi dica una cosa di sinistra.
«Lavoro. Il valore più di sinistra che ci può essere. Non come l’intende però questo governo che disegna la distruzione del lavoro, vedi decreto dignità, manovra e reddito di cittadinanza. Ma lavoro come creazione e sviluppo, difesa dei diritti».