La Fiorentina campione d'Italia '69/'69 (Archivio New Press Photo)
La Fiorentina campione d'Italia '69/'69 (Archivio New Press Photo)

Firenze, 29 settembre 2018 - Subire un gol dopo 33 secondi dall'inizio della prima partita di campionato, non è proprio un segnale di buon augurio.  Invece per i giovani della Fiorentina "ye ye" quel gol segnato dalla Roma all'Olimpico il 29 settembre 1968 è stato il punto di partenza per una cavalcata trionfale. Esattamente 50 anni fa, infatti, cominciava il campionato di calcio 1968/1969 che vedrà la Fiorentina guidata da Bruno Pesaola aggiudicarsi lo scudetto tredici anni dopo il successo della mitica squadra di Magnini, Julinho, Montouri e Virgili. I nuovi eroi sono Superchi, Rogora, Mancin, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Maraschi, Merlo, Rizzo, Amarildo, Esposito e poi capitan De Sisti. E ancora Pirovano, Danova,Stanzial, Cencetti, Bandoni e Badiani

L'esordio, come detto, comincia nel peggiore dei modi: pronti, via e rete di Taccola. La Roma allenata dal "Mago" Helenio Herrera (approdato in giallorosso dopo i trionfi all'Inter) vede la partita in discesa, ma le cose vanno diversamente. Già nel primo tempo i viola premono e mettono in difficoltà la Roma, colpendo una traversa con Rizzo. Poi, nel secondo tempo i viola ribaltano il risultato con Amarildo e Maraschi che segna a 5 minuti dal termine. 

Da qui comincia l'avventura vincente di quella squadra giovane e sbarazzina che parte non fortissimo, arriva alla fine del girone di andata dietro al Cagliari poi a marzo prende la testa e arriva fino in fondo, conquistando la certezza dello scudetto vincendo in casa della Juventus per 2-0, a un turno dal termine.

Se la Fiorentina del '55/'56 era una delle favorite per la vittoria finale (grazie ai suoi campioni, all'allenatore Bernardini e al presidente Befani), la Fiorentina "ye ye" è una sorpresa, ma la vittoria non è casuale o fortunosa, bensì il frutto di una politica dei giovani e di un progetto della società guidata da Nello Baglini. Ricordando quel campionato di 50 anni fa, i paragoni sono improponibili perché è cambiato il mondo e con esso anche il calcio. Eppure, le similitudini tra la squadra di Pesaola e quella di oggi guidata da Stefano Pioli potrebbero non fermarsi alla divisa che tanto piace ai tifosi (maglia viola e pantaloncini neri), ricordando che quando si scommette sui giovani e sulla loro crescita, comunque vada, sarà un successo.