Simeone (foto Germogli)
Simeone (foto Germogli)

Firenze, 21 febbraio 2019 - "Ho sentito mio padre, è contento non solo per la partita di ieri ma anche per il rinnovo con l'Atletico Madrid e per quello che sta facendo in generale con la squadra". Il giorno dopo la vittoria dell'Atletico Madrid sulla Juventus (nell'andata degli ottavi di finale di Champions League)  l'attaccante della Fiorentina Giovanni Simeone interviene durante un'iniziativa al 'Teatro La Compagnia' a Firenze contro la violenza nello sport e sono inevitabili le domande sul padre che allena i biancorossi.

Simeone parla del suo rapporto con il padre, ma anche e soprattutto della Fiorentina: "Siamo molto carichi e pronti per l'Inter. Giocare titolare? Spero di sì. Ho 23 anni e ho tantissimo da migliorare - ha aggiunto l'argentino -. Quello che sto imparando ogni giorno è mettermi degli obiettivi. Ho uno psicologo sportivo che mi sta aiutando tantissimo, mi dice di fissare dei piccoli obiettivi che so di poter raggiungere. Vado al campo e non penso a fare gol, perché questo è la conseguenza di tutto ciò che faccio sul terreno di gioco e anche di quel che fanno i compagni".

 L'attaccante continua a parlare del gruppo viola: "Stiamo benissimo e ci divertiamo tantissimo. Nello spogliatoio ci sono francesi che hanno la loro cultura di vivere la vita ed il calcio, noi argentini siamo diversi, mettiamo musica diversa da quella loro, ci sono confronti ma divertenti".

Dei tifosi dice che "si sente la loro energia, ti spingono tantissimo ed è positiva soprattutto quando giochiamo in casa". Simeone ha vissuto un momento complicato con le relative critiche. "Non è stato facile, ma poi alla fine ti rendi conto che le critiche sono ostacoli da superare. Quando le ho ricevute ho pensato che dovevo andare avanti".

Giovanni Simeone ha poi parlato della scomparsa di Davide Astori. "Non è stato per niente facile per noi, ma credo che lui ci abbia lasciato una cosa che non si puo' descrivere, ci ha unito tutti - ha raccontato l'attaccante gigliato -. Sappiamo che ogni giorno, quando entriamo nello spogliatoio o dentro lo stadio, lui è con noi e questa è la nostra forza". Per Simeone il difensore più forte mai incontrato è "Skriniar, un grande centrale".

Tornando al rapporto con il padre, l'attaccante viola racconta: "Il primo regalo di mio padre è stata una palla, ma mi ha sempre lasciato tranquillo, ha sempre pensato alla mia felicità. Mi sono appassionato al calcio vedendo giocare mio padre, ma lui non mi ha mai detto cosa fare o non fare. Quando ero piccolo, a scuola, volevano sedersi accanto a me perché ero il figlio di Simeone. Lì ho capito che dovevo distinguere fra chi mi voleva bene davvero e chi no. Ho solo cinque veri amici. Non fu facile anche all'inizio della mia carriera calcistica: alcuni si avvicinavano a me perche' ero il figlio di Simeone, mentre alcuni miei compagni mi dissero che io giocavo perche' ero il figlio di Simeone. Fu un periodo molto difficile ma l'ho superato e ho voluto dimostrare il mio valore. La mia passione per il calcio era piu' forte di tutto. Alla fine la passione va al di là di ogni cosa".