Firenze, 17 agosto 2019 - Kevin-Prince Boateng è un tipo social nello spogliatoio e anche fuori, in particolare su Instagram stalkerizza Chiesa con la fantasia del trequartista: di questo e molto altro parla Boateng nell’intervista esclusiva a «La Nazione». Ambizioni, speranze, il ruolo decisivo di Melissa Satta per scegliere Firenze, l’orgoglio di riportare in giro il numero 10 sulle spalle (era già successo nel Milan, quando aveva 24 anni). Ma il problema è che Prince proprio non si rassegna: «Ragazzi davvero, non ho mai visto un giocatore così forte vestito così male...».

Parla di Chiesa, ovviamente.

«Certo. Devo portare Federico a fare shopping, ma parecchio eh, si veste in modo improbabile. Perché per il resto, mamma mia, che numeri ha... E fuori è un bravo ragazzo: mi ha detto che non può camminare in centro a Firenze, perché la gente lo ferma in continuazione. Io gli ho risposto: che dovrei dire io, che mi conoscono in tutto il mondo, mica solo a Firenze come te ... Insomma, scherziamo spesso».

Lei di campioni se ne intende: fra gli altri Ronaldinho e Ibrahimovic ai tempi del Milan, e fino due mesi fa si allenava con il Barcellona.

«Credetemi, Chiesa è di un’altra categoria. Ha tutto: tecnica, forza, velocità, tenacia, tiro, dribbling. Se avrà la testa giusta, potrà diventare uno dei tre giocatori più forti del mondo. Forse addirittura il più forte, lui si può far male solamente da solo».

In che senso?

«A questi livelli è la testa che fa la differenza, perché poi un po’ di talento per giocare ce l’abbiamo tutti, chi più e chi meno. Ma Federico è uno che se si mette in testa di diventare il più forte di tutti, ci riesce. Guardate che è la prima volta che dico una cosa del genere di un mio compagno».

Parliamo anche un po’ di lei, visto che sarebbe la sua intervista.

«Io sono qui anche per merito di Melissa, potrei dire anche soprattutto, visto che a Firenze e nella Fiorentina mi sto trovando benissimo».

E’ stata lei a decidere?

«Ha avuto una voce importante in capitolo. E’ innamorata della città, la conosce bene, ha fatto il tifo per questa soluzione».

Tutto ok quindi fra voi.

«Non date retta a tutto quello che scrivono».

Quindi Melissa verrà allo stadio.

«Di sicuro, mi fa bene sapere che lei viene a vedermi. E credo farà bene a tutto lo stadio».

Lo scorso gennaio la chiamò il Barcellona: rimase sorpreso?

«Quando giochi nel Sassuolo e ti cerca il Barcellona non puoi non restare stupito. Nello stesso tempo provai orgoglio e soddisfazione, era un riconoscimento per il mio lavoro».

Che esperienza è stata?

«Ho cercato di imparare da tutti quei campioni. Gente fortissima e Messi un marziano. Non ti rendi conto di quanto siano superiori fino a quando non ti alleni con loro. Io poi ho avuto poco spazio, ma questo lo sapevo fin dall’inizio».

Qui a Firenze sarà diverso.

«Lo spero, ho 32 anni e mi sento bene. Giocare come ’falso nueve’ mi piace, mi sono specializzato dopo anni in cui ero considerato un jolly. Prima era un vantaggio, ogni volta cambiavo ruolo e gli altri non sapevano come prendermi. Poi però ho pagato le conseguenze di questa situazione».

Perché?

«Nessuno sa che dopo il Milan ho avuto l’opportunità di andare al Manchester United, ma Ferguson poi si chiese: in che ruolo lo faccio giocare questo? Sapevo fare troppe cose, ma per lui nessuna in modo preciso. Il trasferimento sfumò, io poi mi sono dedicato ad un tipo di lavoro specifico».

Fare la sponda centrale è faticoso e soprattutto si beccano un sacco di pedate da dietro.

«Eh lo so, ma ho il talento di prevederle. E’ come se in un certo senso avessi gli specchietti retrovisori e l’esperienza mi aiuta».

Qual è la cosa più divertente che le è successa in campo?

«Una volta al Milan feci un no-look a Ronaldinho, dico, proprio a lui che è il mago dei no-look. Rischiai parecchio. Aperta parentesi: anche ora, a quarant’anni, se Ronaldinho avesse voglia potrebbe determinare le partite».

Ci racconti Boateng: più pregi o difetti?

«Cominciamo dai difetti, almeno quello principale: sono impaziente, se voglio una cosa non posso aspettare. Davvero, proprio mi ci fisso».

Pregi?

«Sono vero, diretto. E anche orgoglioso e perfezionista. Oddio, se ci penso però anche l’ultimo pregio che ho detto nel mio caso può diventare un difetto».

In che senso?

«Mi piace l’ordine, ma detto così non si capisce. Entro in un hotel e bisogna che in camera tutto sia a posto, altrimenti mi metto io a rassettare. Ma il bagno, ecco, quello deve essere uno specchio: così succede che mi metto sempre a pulirlo. Dico io: si è mai visto che entra in una camera di albergo e per prima cosa si mette a pulire il bagno?».

Altri pregi, a parte la lucidatura dei sanitari?
«Se parliamo del campo credo di aver carattere. Mi spiego: meglio che mi fischino, non ho paura, non mi tremano le gambe, anzi, mi prendo le mie responsabilità, mi piace sentirmele addosso. E reagisco. Non voglio essere ignorato. Una volta a San Siro mi hanno fischiato in ottantamila, io sapevo perché, e mi sono rialzato da quella situazione. Mi piace lottare, non voglio perdere mai».

Che spogliatoio ha trovato a Firenze?
«Ho trovato giocatori consapevoli di dover fare meglio. E io so già che faremo molto, molto, molto, ma molto meglio».
 

Avete un inizio di campionato micidiale: Napoli, Genoa, Juventus, Atalanta, Sampdoria, Milan.
«Per fortuna».
 

Prego?
«Per fortuna che giochiamo subito contro le più forti. Stadio pieno, giocatori svegli, adrenalina a mille. E se magari battiamo il Napoli? Chi lo sa, ho imparato che nel calcio può succedere. E noi ci sentiamo pronti, anche se è chiaro che dovremo vivere alla giornata».
 

Per arrivare dove?
«Non ha senso fare pronostici ora, ci sono almeno dieci squadre che possono lottare per andare nelle coppe e il primo nome da aggiungere è quello del Cagliari. Sarà una serie A molto bella da vedere, anche per questo mi ha fatto piacere restare qui. Mi rivoleva anche l’Eintracht ma credo che il livello del campionato italiano quest’anno sia superiore rispetto alla Bundesliga».
 

Che tipo è Boateng fuori dal campo?
«Sono un tipo noioso».
 

Questa è una bugia.
«Davvero, non saprei... Beh, mi piace cantare e suonare».
 

Chi è l’atleta che avrebbe voluto conoscere?
«Due e ci sono già riuscito: Michael Jordan e LeBron James. Avrei voluto anche incontrare Muhammad Ali. E poi Nelson Mandela, non è stato un atleta, ma un fuoriclasse».