Banca d'Italia
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Firenze, 25 giugno 2021 – Nella pandemia la Toscana ha perso più che altre regioni, con una flessione del Pil di oltre il 9 per cento nel 2020. Al palo gli investimenti e cresce il divario tecnologico con le aziende delle regioni più sviluppate d'Italia. E' quanto emerge dal rapporto Bankitalia sull'economia della regione presentato a Firenze. Segnali positivi arrivano però dal 2021.

“Il quadro è in miglioramento, con andamento simile al resto del Paese – ha detto il direttore della sede toscana di Banca d'Italia, Mario Venturi – e le stime fatte nella prima parte dell'anno sono state riviste al rialzo. In particolare, è l'export favorevole per la regione”. Secondo elaborazioni di Bankitalia su previsioni del Fondo monetario internazionale, nel 2021 infatti si stia una crescita di circa il 9 per cento della domanda potenziale rivolta alla regione, che consentirebbe di recuperare interamente il calo subito nel 2020.

Lo “choc straordinario” determinato dalla pandemia è stato arginato grazie alle moratorie e ai prestiti garantiti dallo Stato, ai quali le imprese toscane hanno fatto forte ricorso. Sono infatti 100mila le aziende della regione che ne hanno beneficiato, per un valore di 10 miliardi di euro. A chiedere i prestiti sopratutto l'industria tessile e, nei servizi, il turismo. Più in generale nella regione il ricorso alle misure dello Stato sono state superiori a livello nazionale in tutti i settori: manifattura, servizi e costruzioni.

E' tornato così a crescere nel 2020 il credito bancario, con un +3,1 per cento. I prestiti hanno evitato il peggio, con le aziende che hanno così aumentato la loro liquidità che potrebbe nel corso di quest'anno essere utilizzata per gli investimenti, finora inferiori a quelli delle aziende delle altre regioni. Limiti strutturali allo sviluppo dell'economia toscana, rileva Bankitalia, sono la dimensione d'impresa, in quanto le aziende della regione sono più piccole sia in termini di addetti che di fatturato, e anche meno internazionalizzate. Scarsa è la propensione a investire in tecnologie. Il tasso di adeguamento tecnologico è basso rispetto alla media del PAese sia per la stampa 3d, la banda ultralarga, i servizi Cloud, i software gestionali e ancora di più per internet delle cose, robotica, big data.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, gli effetti della crisi innescata dalla pandemia hanno colpito sopratutto l'occupazione femminile (-2,2 per cento) e il lavoro autonomo (-2,0 per cento). Flessione elevata anche nel commercio, alberghi e ristorazione, che hanno sfiorato il -5 per cento. Calati nel 2020 anche il reddito disponibile delle famiglie (-2,8 per cento) e i consumi (quasi -12 per cento).