Firenze, 23 marzo 2018 - Dottoressa Lucia Aleotti, la notizia del cambio di presidenza in Menarini ha colto tutti di sorpresa. Che cosa succede?  «Non è una decisione improvvisa ma, al contrario, è una scelta maturata nel tempo. Il mondo farmaceutico sta cambiando rapidamente; abbiamo deciso di dare un’accelerazione all’azienda mettendo alla guida una persona con una significativa esperienza con ruoli globali in una grande multinazionale del settore. Ha quindi già percorso le strade che vogliamo percorrere per la crescita. Menarini sta andando molto bene, anche negli ultimi anni in un contesto difficile ha segnato una crescita in tutti Paesi del mondo».

È necessario questo cambio? 

«Menarini è riuscita a crescere perché la nostra filosofia è sempre quella di essere competitivi. È proprio quando si va bene che bisogna innovare».

Menarini è appetibile. Non è che state preparando il terreno per una vendita?

«No, assolutamente. La vendita non ci passa nemmeno per la testa».

Non negherà però che questo è un cambio epocale: la presidenza di Menarini è sempre stata della famiglia Aleotti.

«Cambia la presidenza ma non il dna familiare di Menarini. Mio fratello ed io siamo sempre nel consiglio di amministrazione e potremo dedicare più tempo e più energie alle strategie di sviluppo del Gruppo unendo dinamicità e valori della nostra azienda all’esperienza del futuro presidente».

Spesso le aziende si autodistruggono per disaccordi familiari: lei e suo fratello, invece, siete l’esempio di perfetta armonia.

«È vero. Alberto Giovanni ed io andiamo molto d’accordo. Siamo diversi e ci completiamo. Ogni decisione che abbiamo preso è frutto di un’unica visione. I messaggi chiari e univoci del vertice sono fondamentali perché un’azienda sia sana. Mi fa però piacere ricordare che nel nostro cda siede anche Domenico Simone, storica figura della nostra azienda con cui ci confrontiamo di continuo, oltre a Juerg Witmer e ovviamente al futuro presidente Eric Cornut».

Parliamo del futuro presidente Eric Cornut.

«Lo conosciamo da molto tempo e siede nel nostro cda da un anno. È persona molto apprezzata a livello mondiale. Conosce profondamente le aree terapeutiche in cui abbiamo il nostro punto di forza, come la cardiologia o il respiratorio, ed i settori in cui stiamo investendo per il futuro, come l’oncologia».

Le vicende processuali hanno avuto un ruolo in questa decisione?

«Assolutamente no, queste vicende riguardano le persone fisiche e non l’azienda».

Il nuovo presidente, che è svizzero, avrà la stessa attenzione per Firenze e per l’Italia?

«In Italia ci sono molte competenze e la nostra casa madre è, e resta, a Firenze». 

Pochi giorni fa avete celebrato l’assunzione numero 17mila. Negli ultimi due anni avete assunto in Italia 300 persone. Il trend positivo continuerà? 

«Lo spero. Mi auguro che anche nei prossimi anni ci sia in Italia un contesto stabile per il settore farmaceutico che consenta la crescita dell’occupazione, come negli ultimi anni».

Come vede Menarini tra 10 anni?

 «Vedo l’azienda di cui mettiamo le basi anche oggi solida, dinamica, portatrice di molta innovazione ma sempre custode dei valori di un’azienda familiare».