Diversi i negozi che per il momento restano chiusi a Firenze
Diversi i negozi che per il momento restano chiusi a Firenze

Firenze, 5 agosto 2020 - Il bandone abbassato di Gilli, uno dei Caffè-icona di Firenze nel mondo, è una ferita al cuore di tutta la città. La sintesi di un centro storico che annaspa e non riesce a ripartire. Marco Valenza, titolare anche del Caffè Paszkowski, è stato costretto a prendere questa decisione: aprire Paszkowski e posticipare la riapertura di Gilli i cui 60 dipendenti sono in cassa integrazione. E’ un elenco in costante aggiornamento quello delle attività che stanno gettando la spugna o che hanno deciso di rimandare il fischio di inizio. «Il banco di prova - le parole di Giacomo Cioni, presidente Cna - sarà l’autunno». Secondo un’indagine dei Ristoratori Toscana, basata su interviste agli associati, a rischiare il posto sono 25mila dipendenti in Toscana, di cui 6mila a Firenze. La perdita di fatturato, invece, rispetto all’epoca pre Covid è mediamente del 75%, con picchi oltre il 90 per cento. Segnalaci, via whatsapp (3316121321) i negozi chiusi.

«Abbiamo chiuso, i ringraziamenti che dobbiamo fare sarebbero troppi. Ci limitiamo quindi a non farli». Recita così il cartello affisso su una delle più belle vetrine di Ponte Vecchio, quella di Alcozer, il primo negozio di bigiotteria di alto livello che ha aperto tra le botteghe gioiello. I suoi manufatti, realizzati con preziosi e semi preziosi, hanno portato il brand Firenze in tutto il mondo.

Era il 2019 quando il negozio-scrigno aprì e «gli affari sono andati subito bene - racconta il titolare Gianpiero Alcozer - ma poi è arrivato il covid che ci ha costretti a chiudere.

Lo Stato e il Comune non hanno fatto niente per noi e i proprietari non hanno avuto pietà». E’ rammaricato Gianpiero che a settembre sarà costretto a licenziare più della metà delle 26 persone che lavorano con lui. Ma Alcozer non è l’unica vittima della crisi da coronavirus. Pochi giorni fa ha abbassato il bandone la pizzeria David dopo 44 anni di attività mentre il negozio di calzature Temy di via Sant’Antonino, dalla chiusura forzata, non ha mai riaperto. Temy non ha avuto vita facile nel rione di San Lorenzo: prima la battaglia contro il degrado e poi il virus che ha isolato praticamente il quartiere.

Bruno Guidoreni, il papà del piccolo impero di lenti che porta il suo nome con botteghe anche a Bologna, Reggio Emilia, Parma e Venezia, è stato costretto a vendere l’attività del suo negozio di ottica più redditizio, quello in via Por Santa Maria, a due passi da piazza della Signora, per pagare gli affitti degli altri negozi e i salari al personale mentre la filatelia Mariani, gestita da Gabriella Bianchi, ha chiuso i battenti dopo quaranta anni.

«Le risorse messe in campo sia dal Comune che dal Governo non sono sufficienti confidiamo in una ripresa del turismo e in nuovi aiuti» sottolinea Lapo Cantini, responsabile di Confesercenti Firenze. Se alcune botteghe hanno gettato la spugna per sempre, altre hanno deciso di aspettare tempi migliori per riprendere la propria attività. E’ il caso dello storico Caffè Gilli, i cui dipendenti sono tutti in cassa integrazione, ma anche del Borgo Cashmere: la bottega, frequentata soprattutto da americani e asiatici, ha deciso di rimandare la ripartenza. Boccanegra, il caffè Verdi, il Ristorante Teatro di via Ghibellina e l’Oibò hanno fatto lo stesso.

«Riapriremo a settembre, purtroppo in questi mesi oltre a non poter contare su un flusso di turisti abbiamo perso anche i fiorentini per via delle ferie o dello smart working» dice il titolare di Boccanegra Andrea Angelini. In città, in tanti rimarranno chiusi ad agosto. Non solo in centro ma anche in periferia. «Chiuso non per ferie ma perché a giro non c’è un’anima» scrive il titolare del Bar I’ Gatto Bianco di via Maragliano. «Non ci conviene rimanere aperti, battiamo al massimo 5-6 scontrini - conclude Marzio Maretti -, le spese superano di gran lunga le entrate».