Disegno di Sanminiatelli
Disegno di Sanminiatelli

Firenze, 14 dicembre 2020 - Fondò la rivista futurista "Noi" e animò la vita culturale fiorentina con estro e originalità. Fu scrittore, disegnatore e per tutta la vita grande appassionato di arte. Oggi, parte di quel lavoro, che documenta il gusto di un’epoca e delle scelte di un intelluale colto e prolifico, diventa visibile e bene pubblico. Si tratta della collezione Bino Sanminiatelli, donata alla Galleria degli Uffizi con lascito testamentario dalla figlia dell’artista toscano.

Al museo sono state consegnate 205 opere tra ritratti, raffigurazioni di animali e paesaggi, frutto di quasi mezzo secolo di produzione creativa ell’autore, che costituisce un fondamentale contributo per lo studio e la documentazione dell’ambiente artistico-letterario della Firenze della prima metà del Novecento.
«Una donazione di particolare significato, che suggella il rapporto tra letteratura e arte», ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

L’insieme di 205 disegni copre un arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento. Insieme ai fondi Sanminiatelli del Gabinetto G.P. Vieusseux, dell’Archivio Contemporaneo ‘A. Bonsanti’ e della Fondazione Primo Conti, la collezione di grafica appena giunta al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi costituisce un fondamentale contributo per lo studio e la documentazione dell’ambiente artistico- letterario della Firenze della prima metà del Novecento. 

L’ampia produzione di Bino Sanminiatelli scrittore si sviluppa in tre differenti momenti stilistici: quello realista toscano dei primi racconti, quello più elaborato dei romanzi della maturità e quello diaristico- memorialistico. Una suddivisione, questa, che trova un corrispettivo nell’evoluzione della sua produzione grafica.

Pur nella costante trascrizione della realtà, lo stile grafico degli anni Dieci, con le sue semplificazioni formali perfettamente in linea con le coeve riflessioni avanguardistiche, lasciarono in seguito il passo, negli anni Venti e Trenta, ad una maggiore solidità compositiva e ad una più profonda e attenta introspezione psicologica, in sintonia con la poetica del ‘Ritorno all’ordine’ che, nel campo delle arti figurative, si affermava negli stessi anni.

Non a caso Bino, dopo l’infanzia trascorsa a Perignano (Pisa) e l’esperienza liceale romana si stabilì a Parigi, entrò a far parte del movimento futurista, fondando nel 1917 con Enrico Prampolini la rivista internazionale “Noi“ e pochi anni dopo ebbe rapporti con i dadaisti di Zurigo e Tristan Tzara.